Signor Rosas, senza il nome1910-1984

Memoria per Signor Rosas, senza il nome

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Signor Rosas, senza il nome1910-1984

di Roberto Dall'Acqua

Antonio Rosas - uomo integro, marito e padre esemplare - contribuisce con fatica e abgnegazione alla creazione della Nuoro attuale. Da paesone, distrutto dalle macerie della guerra, si impegna nei difficili momenti della ricostruzione. Lindo nella sua vita privata e nel lavoro, senza fare compromessi, accetta la sfida che la nuova Italia, e la sua città barbaricina, postbellica gli sottopone. L'azienda Rosas nasce a Nuoro, nella parte alta di Corso Garibaldi, nel 1945 grazie a un uomo che fu un autentico precursore dei tempi, che innervò il tessuto sociale di elementi positivi con la sua caparbietà e lungimiranza professionale, ma il percorso del gioielliere nuorese inizia quando, fin da adolescente, lavora nell'azienda di commercio all'ingrosso del padre Sebastiano. Antonio Rosas arriva in città, nel periodo della seconda guerra mondiale, per compiere il servizio militare nella Guardia di Finanza e qui conosce quella che diventa sua moglie, Maria Guiso. I genitori della ragazza, possiedono una rinomata pasticceria e producono l'"aranciata sarda", apprezzata anche dai Savoia e dalla famiglia dei reali d'Inghilterra. La gioielleria - autentico crocevia della vita cittadina, dove l'orefice è aiutato dal prezioso collaboratore Dionigi Delogu - ha successo tanto tra i notabili del luogo tanto tra le persone comuni, grazie alle qualità di affabilità, cortesia, e competenza che si trovano nei locali dell'importante via cittadina. Antonio, autentico tessitore di rapporti umani, dona sorrisi e suggerimenti, spesso accompagnati da agevolazioni nei pagamenti. Il lavoro cresce (nel 1971 apre un negozio a Olbia) e nei magazzinini della ditta arrivano vagoni merci carichi di porcellane che sono scaricati dai figli, anche quelli più piccoli. I sette figli, di cui cinque seguiranno successivamente l'arte paterna, e la moglie Maria sono l'esclusivo gioiello del valente orafo sardo. La compagna di una vita muore nel 1974 e, quattro anni dopo, alla figlia Pasqualba va il triste primato di prima donna rapita in Sardegna: una prigionia durata 77 giorni che segna il gioielliere. L'elegante uomo, fasciato in un impeccabile abito anche nelle calde giornate di agosto, muore il 27 marzo del 1984, assistito quotidianamente dal figlio Fabio. Fabio Rosas - in società con tre fratelli fino al 1999 - prosegue oggi l'eredità familiare e paterna - in una sorta di passaggio del testimone del tempo da padre a figlio - nello spazio espositivo di Via Lamarmora a Nuoro con l'aiuto del figlio Marco, quarta generazione, e della moglie Piera. Antonio Rosas era un galantuomo e piace ricordarlo, infine, con le parole di Gianni e Marisa Pitiu: <<C'è un signore sulla soglia del suo negozio. Alto, capelli brizzolati, baffi curati, elegante di un'eleganza discreta, atteggiamento altero ma non superbo, sguardo attento ma non indagatore. Lo chiamano signor Rosas, senza il nome>>.

Antonio Rosas, 1910 - Nuoro 1984 

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Roberto Dall'Acqua

"Antonio Rosas era alto, atletico, di bella presenza, affabile, piacevole, ed aveva coraggio di immaginare. Impossibile non notare questo ragazzo dallo sguardo sempre sorridente e gentile...Attento alle persone sapeva valutare chi aveva davanti, aveva occhi per capire, orecchie per ascoltare. Non permetteva che i meno fortunati potessero sentirsi umiliati dalla povertà, anzi, era prodigo di attenzioni per loro e sempre pronto ad agevolare gli acquisti. E questo lo impreziosì più di ogni altro oggetto che ospitava nella gioielleria: era un uomo giusto che sapeva guardare. La vita era frenesia allora, ma non per lui, che aveva tempo per tutti e per tutto. Con questo spirito aveva affrontato la sua vita...e le cose successe, tutte quelle che dovevano succedere, belle, brutte, dolci, amare, angoscianti, elettrizzanti, deludenti...ogni parola è sintesi di un capitolo che contiene frammenti di vita. Tante cose si possono narrare su ogni persona. Però per poter raccontare davvero un uomo è necessario aspettare un po', come si fa con il vino davvero buono, che più invecchia, più migliora. Così è per Antonio Rosas. Più passa il tempo più il suo sapore si preannuncia ottimo. Per questo bisogna prendere fiato e decidere, quali cose si vogliono conservare nei ricordi personali di chi lo ha incontrato e quanto si vuole condividere con gli altri, senza mai esagerare nel pudore nel nascondere, né abbondare in rivelazioni che in fondo non aggiungerebbero nulla. Le capacità umane di un uomo come Rosas sono talmente grandi che sono continuamente oggetto di nostalgia in tutti quelli che hanno avuto la fortuna di avvicinarlo. Ma un uomo è molto di più di ciò che gli altri dicono di lui, per questo prendo fiato. Fino a che punto ci si può spingere nello strappare un ricordo dagli artigli del passato?" Gianluca Medas © RIPRODUZIONE RISERVATA "Mio padre è sempre stato il mio punto di riferimento e lo è ancora oggi, a diversi anni dalla sua scomparsa. L'ho sempre considerato soprattutto come un amico, che mi ha saputo accompagnare e guidare con amore, ma anche con la fermezza del suo carattere forte, che gli ha consentito di guidare una famiglia numerosa e un'importante attività commerciale. I suo consigli e i nostri confronti quotidiani sono stati determinanti per la mia crescita umana e professionale. Un uomo animato da una passione sconfinata per il proprio lavoro, passione che è stata alla base di tutto ciò che di bello è riuscito a costruire e che ha voluto trasmettere a noi figli. Ci ha sempre insegnato che il lavoro va fatto con passione e amore verso il cliente, che va sempre messo al primo posto: "Lavorate con passione e serietà e nessuno vi abbandonerà" ci diceva sempre, e tutti noi abbiamo sempre cercato di fare questo, agevolati anche dal suo cognome che era sinonimo di onestà. Gli insegnamenti che arrivano da mio padre, la sua passione, la sua onestà guideranno mio figlio Marco in questo difficile compito: credo che sia questo il testamento spirituale che mio padre ha voluto lasciare a tutti noi. Il mio grazie va proprio a mio padre e mia madre per l'educazione che mi hanno dato e per i principi che mi hanno trasmesso, rendendomi consapevole che tradire questi insegnamenti sarebbe un'offesa ai loro sacrifici, ai loro impegni e alla loro persona". Fabio Rosas © RIPRODUZIONE RISERVATA

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