Italo Pietra, abile partigiano e giornalista1911-1991

Memoria per Italo Pietra, abile partigiano e giornalista

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Italo Pietra, abile partigiano e giornalista1911-1991

di Vittorio Esperia

Italo Pietra è una figura, vissuta nel secolo scorso, dalle molteplici sfaccettature. La sua prima parte di vita lo vede, dapprima, studente di giurisprudenza, e poi militare che partecipa nel 1935 alla guerra d’Etiopia come ufficiale di complemento degli Alpini e, durante la Seconda Guerra Mondiale, fu impegnato sul fronte greco-albanese. Dopo l’8 settembre, una volta entrato nella Resistenza, assume il comando delle formazioni dell’Oltrepò pavese con il nome di battaglia di “Edoardo”. Il generale Cadorna affida, il 27 aprile 1945, al comandante Edoardo e ai suoi uomini entrati a Milano il compito di organizzare la “missione di Dongo”. Italo Pietra, dopo la Liberazione s'iscrive al Partito Socialista di unità proletaria partecipando, poi, alla "scissione di Palazzo Barberini" e nel 1957, dopo essersi dimesso dal PSLI, di cui fu anche vicesegretario, passò al PSI. Come giornalista, nella sua terza vita dopo quella di partigiano e politico, ha collaborato a Iniziativa socialista, Mercurio, Critica sociale, Avanti! Eper molti anni fu inviato de L'Illustrazione Italiana di Livio Garzanti, di cui sarà buon amico, e del Corriere della Sera. Nel 1960, è chiamato da Enrico Mattei a dirigere Il Giorno che lasciò nel 1972, con l'avvento del governo di centro destra. Da “free lance” rafforza la sua conoscenza del mondo, stringe relazioni e amicizie, dall’Est (Gomulka, Tito stesso) all’Ovest (Willi Brandt soprattutto), al Terzo Mondo, Pandit Nehru e sua figlia Indira Gandhi, i leaders della decolonizzazione africana, Kenyatta, Sekou Tourè, o maghrebina, Ben Bella, Ben Barka, Belkacem Krim. Durante guerra di Algeria, Bernardo Valli del neonato Il Giorno e Guido Nozzoli dell' Unità risalgono i monti della Kabilia, aprono la porta del comando del Fln e chi vedono che, con una carta spiegata sul tavolo, sta dando lezioni di guerriglia? Lui, “Edoardo”. Italo Pietra, amico fraterno di Enrico Mattei, fin dai giorni della Liberazione, ne ha condiviso le strategia: affrancare l’Italia dalla dipendenza energetica con l’Agip e poi l’Eni; rompere i giochi delle Sette sorelle petrolifere offrendo accordi assai più vantaggiosi ai Paesi produttori, a cominciare da Egitto e Iran; aprire le frontiere dell’Est alla cooperazione. Alla fine del 1959 Mattei, attaccato da tutte le parti, svela di essere il vero editore del Giorno creato con Gaetano Baldacci nell’aprile ‘56 con una formidabile carica innovativa. Ha bisogno di un direttore fidato e senza timori: sceglie Pietra. Il Giorno è il giornale delle inchieste a getto continuo, si occupa di acqua, di ambiente, di agricoltura, di porti. Ai suoi giornalisti – che hanno grande libertà d'azione tranne che per la politica petrolifera - chiede chiarezza, concisione, narrazione documentata («Non fate i sociologi»). Sono i tempi n una Italia, quasi ignota (e ignorata) che si trasforma tumultuosamente col primo “boom”. Il Concilio Vaticano II suscita polemiche furiose e lo attaccano Indro Montanelli, Panfilo Gentile e altre firme importanti. Lo difendono e lo raccontano sul giornale che dirige laici come Pietra, Forcella, Andrea Barbato, cattolici come il vaticanista Ettore Masina. La tragica scomparsa di Enrico Mattei nell’ottobre ’62 è un autentico trauma ma non ferma il Giorno. Reggerà per tutto il miglior centrosinistra, attraversando il ’68 e l’autunno caldo (unico quotidiano indipendente a sostenere Cgil, Cisl e Uil, «sono più deboli della Fiat»). Dopo la strage di piazza Fontana scrive un editoriale inequivocabile «Non si illudano» dove smonterà le false piste degli anarchici preparate ad hoc in Questura. Pietra, subito dopo il ritorno del centrodestra al governo, viene costretto alle dimissioni - la Dc impera - dalla direzione de Il Giorno. Dopo un paio d'anni alla casa editrice Il Mulino, ritorna al giornalismo con il Il Messaggero di Roma ma la sua avventura dura solo un anno; si dimise, sempre a causa della politica che ne pretende la testa, nel 1973, pur continuando a scrivervi come editorialistaxfino al 1987. Italo Pietra ha pubblicato molti libri, tra cui: “I grandi e i grossi” del 1973, I”l Paese di Perpetua” (1975), “Moro, fu vera gloria?” (1983), “I tre Agnelli” (1985), “Mattei”, “La pecora nera” (1987, editato nuovamente da SugarCo nel 2006). L'ultimo suo lavoro, “E adesso Craxi”, è del 1990. Pietra è scomparso, dopo una lunga malattia, nel suo paese di adozione, Ponte Nizza dove riposa nel piccolo cimitero della frazione Pizzocorno. A Ponte Nizza, nel 2007, gli hanno intitolato la piazza della stazione e un museo, che ripercorre la storia del valoroso partigiano, giornalista e scrittore. Italo Pietra ha lasciato la sua ricca biblioteca personale alla Biblioteca civica Ricottiana di Voghera e all'Università degli studi di Pavia, dove è identificata come Fondo Italo Pietra.

Italo Pietra, Godiasco (PV) 3/07/1911 - Ponte Nizza (PV) 5/11/1991

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