Presepi siciliani in mostra 4/1/2022

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Presepi siciliani in mostra 4/1/2022

di Salvo Ferlito

Alla RizzutoGallery di Palermo, un’imperdibile esposizione di presepi di artisti siciliani contemporanei

Tradizione lunga e consolidata, quella dei presepi siciliani. Tradizione che, pur non godendo della notorietà e della visibilità di quelli napoletani (uno fra tutti, lo scenografico e barocco presepe Cuciniello), tuttavia si è storicamente contraddistinta, nelle sue variegate soluzioni tecniche, per una vivacità formale ed una forza fabulatoria di indiscussa e significativa valenza estetica.
Dalla Natività sbalzata nel marmo da Antonello Gagini ad inizio ‘500 nella chiesa palermitana di Santa Cita (perfetta ed elegante traduzione rinascimentale del tema presepiale) a quella modellata in stucco da Giacomo Serpotta nell’omonimo oratorio alla fine del ‘600 (connotata da un dinamismo e da una teatralità tipici della retorica barocca), dagli espressivi e naturalistici pastori realizzati nel tardo ‘600 dal Matera (il “pasturaru” trapanese che, assemblando legno, stoffa, colla e colori, seppe riproporre il pathos che fu di Caravaggio) alle eburnee e raffinatissime composizioni settecentesche dei Tipa e dei loro aiuti (anch’essi trapanesi, artefici, soprattutto grazie all’avorio, della “preziosa” miniaturizzazione dei presepi), dall’opulenta policromia delle sagome di carta disegnate e colorate da Vito D’anna in pieno ‘700 (scenografico ensemble, capace di coniugare la natura pauperistica della natività con la leggiadria propria del rococò) fino alle ottocentesche figure in terracotta dei calatini Bongiovanni Vaccaro (in grado di incarnare a perfezione le istanze veristiche dell’epoca, descrivendo le durezze della vita agro-pastorale), si dipana una narrazione per immagini plurisecolare, articolata e difforme nei materiali e negli stili, dal sembiante talora aristocratico e tal altra più popolare, e tuttavia sempre atta a restituire l’aura di mistero che da sempre aleggia su questo toposcardine dell’immaginario dei cristiani.

Una narrazione visuale – questa operata coi presepi – che mantiene inalterati i suoi connotati di suadenza anche nell’attualità, e cui sono stati capaci, negli ultimi anni, di dare un ulteriore e rilevante contributo diversi artisti siciliani contemporanei. 
Il tutto è nato da una lungimirante iniziativa promossa da una coppia di galleristi palermitani – Eva e Giovanni Rizzuto – i quali, da alcuni anni a questa parte, hanno rilanciato una rinnovata riflessione sul tema presepiale, col manifesto intento di realizzare una ampia e varia collezione.
Ad ogni festività natalizia, due artisti siciliani fra i più rappresentativi e di valore – quest’anno, Francesca Polizzi ed Andrea Cusumano – sono stati infatti chiamati ad offrire il proprio personale contributo sull’argomento, fornendo apporti visivi decisamente innovativi sia in termini formali che contenutistici.
La nascita del Cristo è diventata così un’occasione imperdibile per porre in essere uno sguardo allargato sul mondo circostante, facendo di questi personalissimi presepi un puntuale e veritiero specchio dello spirito del nostro tempo.

Se il presepe di Francesca Polizzi, con la sua armonia compositiva e con la misurata eleganza dei suoi materiali costruttivi (la colofonia e la mirra dalla calda cromia richiamante la trasparenza dell’ambra), appare ancorato a moduli di carattere più classico, in un ricercato dialogo coi riferimenti pittorici e plastici della tradizione (in particolar modo con quelli, già citati, della bottega trapanese dei Tipa), quello di Andrea Cusumano, pur riecheggiando dialetticamente suggestioni partenopee da rinnovato “scoglio”, si pone come paradigma di una contemporaneità in cui la ricerca della riuscita sintesi visuale fra le arti (pittura, scultura, scenografia) sembra essere l’obiettivo obbligato e prioritario.
Il rapporto dialettico coi paradigmi del passato prossimo e remoto si pone dunque come ineludibile piano da cui muovere nell’intento di superare il “topos” ben consolidato, per advenire infine a soluzioni nuove e strettamente personali.Richiamo al passato e pulsione verso il nuovo si riscontrano, quindi, tanto nel dipinto di Alessandro Bazan, in cui il tema “classico” della Natività è rivisitato attraverso il filtro soggettivo d’un approccio figurativo assolutamente contemporaneo e peculiare, quanto nella minimale Annunciazione di Giuseppe Agnello, nella quale le pausate e assorte mimiche e posture delle sculture raffiguranti l’Angelo e la Vergine, e la loro opposta cromia (nero l’Angelo e bianca la Vergine), trasmettono a perfezione l’aura di insondabile mistero legato a questo evento.

Analoga tensione dialettica nell’opera di Daniele Franzella, non più semplice “presepe” ma aggiornata rivisitazione della “sacra famiglia”, ambientata non nella canonica capanna ma in una sorta di casa di bambole piena di rimandi e riferimenti alle travagliate vicende vissute dagli ebrei durante il ‘900. E parimenti, nel gruppo scultoreo di Luigi Citarrella, il tema della Natività diviene esibita rappresentazione di corporeità dolente, col parto della Vergine non nel fieno d’una mangiatoia ma nel bel mezzo d’una concentrica e indistinta folla, in una atmosfera assai straniante e inquietantemente distopica.
Palesemente più orientati verso la visionarietà, i lavori di Francesco De Grandi e Sergio Zavattieri rileggono la narrazione evangelica in termini inusitatamente epifanici: quasi psichedelico il diorama del primo, col suo gioco di chiaroscuri e acide cromie che sapientemente celano e rivelano, viceversa totemico e soggiogante il ricorso all’antica tecnica della stereoscopia da parte del secondo, con la rivelazione rappresentata nei puri modi d’una improvvisa e inattesa fantasmagoria.

La mostra Presepi d’artista # 4, potrà essere vista fino al 6 gennaio, dal martedì al sabato (ore 16-20), alla RizzutoGallery di Palermo (via Maletto 5)

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