Dosolina Rapacchietta racconta l’organetto

09 April 2026

Un partigiano condannato a morte, un fuggiasco, un detenuto liberato, ma soprattutto un musicista d’eccezione: Fanciullo Rapacchietta è stato una figura straordinaria del Novecento italiano e oggi la sua storia prende vita nelle pagine di “L’uomo dell’organetto”, un romanzo biografico scritto da Dosolina Rapacchietta e pubblicato dalla casa editrice Carabba.

Il volume racconta l'evoluzione esistenziale e artistica del Maestro Rapacchietta sullo sfondo storico e culturale dell'Italia dal 1915 a oggi, intrecciando memoria, musica popolare e riflessione psicologica. Il risultato è molto più di una semplice biografia: è un viaggio all’interno della resilienza, una riflessione psicologica sul potere della musica e sulla sua capacità di lenire anche i traumi più dolorosi.

Tra melodie e Resistenza: la vita del Maestro 

Fanciullo Rapacchietta iniziò a suonare l'organetto diatonico (detto anche semplicemente organetto, in dialetto teramano noto come “ddù bbotte”) in tenera età, dimostrando subito un’innata predisposizione verso questo strumento. Cominciò a studiare e comporre, fino a costruire la carriera di “Seminatore D’Oro” di talenti e di divulgatore della musica abruzzese oltreoceano per cui lo ricordiamo tutt’oggi. 

Nel periodo della Resistenza si arruolò tra i partigiani, ma dopo le minacce subite dalla famiglia da parte della polizia repubblichina si consegnò spontaneamente e subì la condanna a morte, dalla quale si salvò grazie ad una fuga rocambolesca. La sua vicenda tuttavia non si concluse con quella evasione: in seguito infatti venne condannato a trent’anni di reclusione. Anche durante il periodo della detenzione Rapacchietta non smise di coltivare il suo legame con la musica, anzi, proprio in carcere ebbe modo di approfondire ulteriormente lo studio dell’organetto. Una volta uscito, agli inizi degli anni ‘70, emigrò all'estero, continuando a diffondere e valorizzare la tradizione musicale della sua terra.

Musica e psicologia: l'approfondimento dell’autrice

Dosolina Rapacchietta nel ricostruire la vita del Maestro compie un’operazione profonda e esemplare. Grazie a studi e testimonianze dirette, l’autrice esplora il legame tra musica e processi mentali, svelando come l’esperienza sonora e l’atto esecutivo rimodellino i circuiti neurali per attivare processi di regolazione emotiva. L'aspetto musicale non è quindi un mero sfondo, bensì il motore psicologico del protagonista: l'organetto diventa il suo rifugio catartico e un antidoto melodico contro le atrocità del regime nazifascista. L'adesione alla Resistenza e la successiva prigionia non costituiscono altro che una fase di forzata introspezione da cui scaturisce la sua resilienza.

“Spesso mi chiedono perché ho scritto questo libro – ha dichiarato Dosolina – perché oggi abbiamo bisogno di storie vere. In un’epoca digitale la vita del Maestro ci riporta alle nostre radici. Il protagonista di questo libro non incarna solo il passato, ma rappresenta la base sicura (secondo la teoria dell'attaccamento) della nostra comunità. Riscoprire le nostre radici attraverso la figura del Maestro significa recuperare quei codici di resilienza e coesione sociale che il mondo digitale tende a ‘smaterializzare’. Senza la memoria del chi siamo stati, il Sé individuale e collettivo rimane orfano di fondamenta. Il digitale ci offre connessioni, ma spesso ci priva del ‘contatto’. L’organetto è uno strumento materico: richiede corpo, respiro, fatica e presenza. Riportare l'attenzione su questa figura oggi significa compiere un atto di Mindfulness storica. Ci aiuta a capire che la nostra identità attuale è il risultato di una stratificazione di fatiche, armonie e silenzi che non possono essere sostituiti da un algoritmo.”

Tra memoria, identità, musica folkloristica e paesaggio abruzzese, "L'uomo dell'organetto" emerge come un'indagine sofisticata sul potere lenitivo dell’arte: la musica può essere un rifugio di pace in tempi di guerra, sanare ferite considerate irreparabili e trasformare il freddo di una cella nel calore di uno strumento. La storia del Maestro Rapacchietta insegna che, anche nei luoghi e nei momenti più bui, la capacità di resistere e di amare gli altri e le proprie passioni permette di trovare sempre la luce.

Dosolina Rapacchietta è laureata in Scienze Infermieristiche, Psicologia ad indirizzo clinico, abilitata all'esercizio della professione di Psicologo. Dopo diversi Master è stata Coordinatore Infermiere ICI UOC Chirurgia generale, Chirurgia Proctologica, Ortopedia, Endoscopia, Ambulatorio di Cura e Rieducazione Stomizzati e Incontinenti, ASL Teramo. Ha un'esperienza come docente di “Elementi di Psicologia” nel corso OSS ed è autrice di pubblicazioni in ambito sanitario. Studiosa e sensibile custode della memoria storica, coniuga la competenza nell'analisi dei processi psicologici con una profonda dedizione alla valorizzazione del territorio. La sua scrittura si caratterizza per un equilibrio tra rigore scientifico e trasporto emotivo, rendendo il volume fruibile sia agli esperti del settore musicale che al grande pubblico. Attualmente impegnata in un tour di presentazioni che sta toccando i centri nevralgici della cultura diatonica, l'autrice riveste il ruolo di Madrina d'eccezione nelle principali rassegne dedicate all'organetto, facendosi portavoce di un messaggio di continuità tra generazioni.

di Alessia Folli

Foto e video liberi da copyright

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