Foto del '43: paternità contesa sulla statale 120...29/4/2026

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Foto del '43: paternità contesa sulla statale 120...29/4/2026

di Giovanni Curatola

Aggregato dal 30 luglio 1943 a Nicosia alla 1° divisione americana che si apprestava allo scontro più sanguinoso della campagna di Sicilia, la battaglia di Troina, era il celebre reporter di guerra Robert Capa. Proveniva da Palermo, dove pochi giorni prima aveva fotografato l’ingresso degli Alleati. Capa scattò diverse foto a Troina il 6 agosto, giorno dell’entrata degli americani in una Troina in macerie. Oggi tutte le sue foto di sono esposte in un museo permanente al centro del paese. Sono tutte famose, ma la più celebre di quella del 4 agosto, in cui un contadino siculo, con un bastone, indica a un soldato americano (riconoscibile dello stemma della 1° divisione USA sulla manica) la strada dove sono, o sarebbero, scappati i tedeschi. E’ stata questa una foto considerata per decenni scattata lì, presso Troina, in zona in cui dunque al momento dello scatto si combatteva (contrada Caucirì, sulla SS120 poco prima del paese). E il contadino fu identificato in Giovanni Maccarrone, giacché in zona un tizio – questo è storicamente accertato – è stato effettivamente ucciso dai tedeschi per aver dato informazioni agli americani. Il cui nome, infatti, compare infatti fra i 116 morti ufficiali della battaglia di Troina. Ma tale coincidenza ha a lungo confuso, più o meno volontariamente, la ricostruzione storica.

La realtà della foto è un’altra. Capa la scattò sì il 4 agosto sulla statale 120, ma non poco a ridosso di Troina, bensì una quarantina di chilometri addietro, ossia 3 km prima di Sperlinga, contrada Capostrà. E il pastore col bastone sarebbe il contadino Francesco Coltiletti, detto “massaru Ciccio”.  “E’ mio padre l’uomo della foto – dichiarerà la 75enne Santa Coltiletti nel 2002 - non ci sono misteri né gialli. Qui in paese (Sperlinga) l’abbiamo sempre saputo”. Che la signora non fosse una mitomane, ma diceva il vero, mettendo così fine a questo mistero della statale 120, lo confermerà definitivamente sia il riscontro sull’ordine cronologico degli scatti impressi sui rullini che Capa aveva depositato nell’archivio Magnum di Londra al suo rientro dalla Sicilia, sia soprattutto l’oggettiva comparazione della conformità delle colline sullo sfondo della foto, a Sperlinga inequivocabilmente identiche a distanza di oltre mezzo secolo, al netto della vegetazione che le ricopre. Le rivendicazioni sulla paternità del luogo e del contadino/pastore della foto, dopo decenni in cui i due paesi tiravano ciascuno acqua al proprio mulino, danno dunque definitivamente ragione a Sperlinga. Al momento dello scatto, i combattimenti si stavano dunque svolgendo 45 km più ad Ovest, in una zona già da una settimana “ripulita” o evacuata dai soldati tedeschi. Ma il fatto che il luogo dello scatto non fosse in realtà zona rischiosa di prima linea, bensì tranquilla retrovia, nulla toglie alla bellezza della foto e soprattutto al suo valore simbolico. Come per le famose foto della bandiera rossa sul Reichstag di Berlino nel 1945, delle barricate palermitane del 1860 o dei partigiani a Milano prima della “Liberazione”, cui abbiamo dedicato video appositi sul canale youtube “Gio-storia”, anche qui non si tratta di falsi fotografici, perché di per sé gli scatti sono autentici. Si tratta però di foto retro o postdatate, a seconda dell’uso strumentale più utile al momento. Nel caso specifico del pastore/contadino siculo col soldato americano, è qui differente non la data ma il luogo effettivo rispetto a quello a lungo tramandato. Una volta risaliti al punto preciso della foto, con buona pace degli abitanti di Troina che reclamavano lo scatto, è stata recentemente messa lì, in contrada Capostrà prima di Sperlinga, una teca.

Giustizia (storica) finalmente fatta? Si, ma ancora per metà. Perché la teca riporta che la foto è stata scattata a fine luglio, quando in quella zona c’erano ancora i tedeschi. Ma è un’indicazione errata, sia che sia stata messa furbescamente per spacciare la foto scattata durante la battaglia, sia che sia messa ingenuamente in buona fede, perché fu preso per buono il fatto che le foto di Robert Capa in Sicilia erano state pubblicate sulla rivista “Life” tutte (erroneamente) con data luglio 1943, ossia il mese dello sbarco. E qui le prove di quest’altro falso sono due, una più schiacciante dell’altra: non solo in quei giorni di fine luglio è accertato che Capa non fosse ancora in quella zona, ma soprattutto gli archivi londinesi ICP e Magnum, dove vennero depositate e, secondo il rigoroso ordine cronologico dei rullini, stampate ed archiviate tutte le 78 foto scattate da Capa in Sicilia in quelle settimane. E da cui si evince, inconfutabilmente, che la sia la foto in questione che altre due scattate lì in contrada Capostrà in quel frangente, hanno i codici PAR22017, PAR22019 e PAR22020, e tutte datati 4 agosto 1943, non prima. Amen

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