Pietro Citati, elogia il pomodoro

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Pietro Citati, elogia il pomodoro

Pietro Citati (1930-2022) è stato uno dei più originali e raffinati critici letterari del nostro tempo. Ha reinterpretato, in libri che sono insieme saggi e viaggi romanzeschi, alcuni capolavori della letteratura mondiale, come la Recherche di Proust, e la vita e le opere di grandi autori come Tolstoj, Kafka, Goethe e Leopardi.

Tra le sue opere ricordiamo: La morte della farfalla, La malattia dell’infinito, Elogio del pomodoro, Il Don Chisciotte, I Vangeli, Sogni antichi e moderni, il Meridiano La civiltà letteraria europea.

Nel 1984 ha  Pietro Citati ha vinto il Premio Strega con la biografia Tolstoj.

Nato a Firenze da una nobile famiglia siciliana, trascorse l'infanzia e l'adolescenza a Torino, dove frequentò l'Istituto Sociale ed, in seguito, il liceo classico Massimo d'Azeglio. Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasferì con la famiglia in Liguria. Dopo la guerra, tornò in Toscana e si laureò nel 1951 in lettere moderne all'Università di Pisa quale allievo della Scuola Normale Superiore. La sua tesi di Laurea, Un altro Settecento, finora inedita, è stata pubblicata nel 2025.

Incominciò la sua carriera di critico letterario collaborando a riviste come Il Punto - dove conobbe Pasolini - L'Approdo letterario e Paragone. Altri grandi amici saranno Italo Calvino e Giorgio Manganelli, che Citati ricorderà sempre nei propri scritti.

Il periodo d'insegnante
Dal 1954 al 1959 insegnò italiano nelle scuole professionali di Frascati e della periferia di Roma. Negli anni Sessanta scrisse per il quotidiano Il Giorno. Dal 1973 al 1988 fu critico letterario del Corriere della Sera; dal 1988 al 2011 de la Repubblica; dal 2011 al giugno 2017 di nuovo per il Corriere della Sera; dal 28 luglio 2017 ancora a la Repubblica.

Scrittore di sterminate letture, Citati si cimentò con successo nella saggistica e nella biografia letteraria di grandi scrittori: Goethe, Alessandro Manzoni, Katherine Mansfield, Lev Tolstoj, Franz Kafka[1], Marcel Proust, Francis Scott Fitzgerald, Giacomo Leopardi[2]. Molte pagine furono dedicate anche ai miti di popoli antichi. I suoi interessi spaziavano dagli autori classici della grecità, a cominciare da Omero e dall'Ulisse dell'Odissea, fino a quelli romani, dalla patristica cristiana a Cervantes, da Platone fino alle dottrine religiose e filosofiche di Kierkegaard, dagli autori russi dell'Ottocento, come Dostojevskij, fino alla narrativa contemporanea agli albori del XXI secolo.

Sposato con la toscana Elena Londini, trascorreva molto tempo nella sua villa a Roccamare, nel comune di Castiglione della Pescaia (GR), dove morì il 28 luglio 2022 all'età di novantadue anni.[3][4] È sepolto al cimitero della Misericordia di Grosseto.[5]

Influenze ed ermeneutica

Citati non adopera un metodo di interpretazione precostituito nell'approccio esegetico: risulta influenzato più dalla narrativa che non dalla mera critica letteraria. Dichiarò: «Mi hanno influenzato moltissimo Goethe, Kafka, Gadda, Pessoa, Musil e Borges. Erano forme diverse di ironia: letteraria e metafisica, Borges; vertiginosa e multiforme, Pessoa; ed infinitamente complessa quella di Musil. Sono tre forme di ironia di tre grandi scrittori, i quali poi hanno infinite altre sfaccettature»[6].

Egli considera la lettura dell'opera letteraria suscettibile di variazioni, a seconda del tempo e del momento in cui la si legge[7]: «Nei miei libri c'è sempre una fusione fra vita e interpretazione dell'opera. Racconto la vita, ma non tutta la vita: la seguo fino al momento in cui una persona ordinaria cambia e diventa scrittore, il momento in cui scatta qualcosa in lui. Cerco di capire il segreto di questa metamorfosi di un uomo qualunque - fino ad allora un mondano, un ufficiale o un impiegato - che a un certo punto si trasforma in uno scrittore: a partire da quel momento, il mio libro diventa un'interpretazione dei libri che hanno scritto»[8].

Il genere biografico

Lo scrittore ha contribuito al rinnovamento del genere della biografia che, a partire dagli anni Settanta, risulta scandito dalla mistura di biografia romanzata e romanzo biografico fino ad approdare a una mutazione della natura di opera biografica, nella quale l'autore diviene esso stesso personaggio di un'opera letteraria[9]. Egli precisa nella nota finale de La colomba pugnalata: «sebbene contenga delle pagine sulla vita di Proust, La colomba pugnalata non intende essere, e non è, una biografia»[10].

Premi e riconoscimenti
Onorificenze
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 26 maggio 2004[15]


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