Libertà - Quanto ci manca?9/5/2020

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Libertà - Quanto ci manca?9/5/2020

di Avv. R. Patrizia Tripodi

La libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando inizia a mancare. Così la definì il grande giurista Piero Calamandrei che diede il suo contributo alla stesura della Costituzione Italiana. Dopo il periodo di reclusione forzata si inizia a riassaporare la libertà di uscire, di stare fuori, passeggiare, fare quelle cose che abbiamo sempre dato per scontate ma che sono affatto irrilevanti. Libertà è la condizione di chi può agire senza costrizioni e impedimenti, di autodeterminarsi scegliendo autonomamente i fini e i mezzi atti a raggiungerli. Si tratta di un concetto che ne ricomprende molti altri perché libertà significa legalità, giustizia, uguaglianza, rispetto, verità, ed esiste in funzione di una comunità. Non può esistere libertà senza tutti questi elementiPuò essere fisica, psicologica, politica, religiosa.

Un’opera cinematografica di un originale regista sul tema della libertà psicologica è Tre Colori - Film Blu di Krzysztof Kieslowski del 1994 con protagonista la bravissima Juliette Binoche. Il film e l’attrice sono stati premiati con il Leone d’Oro a Venezia, la Binoche come migliore attrice protagonista. I tre colori sono quelli della bandiera Francese e il Blu del film simboleggia la libertà ma non quella politica o sociale cui si riferisce la bandiera bensì quella psicologica. La protagonista lotta per non rimanere intrappolata nei ricordi e nella nostalgia. Dopo un terribile incidente d’auto, al suo risveglio in ospedale apprende che suo marito, famoso compositore, e sua figlia di 7 anni sono deceduti. Tenta il suicidio ma non riuscendo nell’intento decide di cancellare tutti i suoi ricordi e inizia a disfarsi di ogni oggetto che la riporti al passato; dalla casa in cui aveva vissuto alla catenina che portava al collo il giorno dell’incidente, all’ultima composizione del marito. La sensazione potrebbe essere che la donna si stia trasformando in un essere apatico, freddo e distaccato dal mondo. Lei stessa ad un certo punto afferma rivolta alla madre: “la mia vita adesso è fatta di niente”. In realtà però troverà nella solidarietà e nell’altruismo il suo scopo e ciò che la terrà ancorata al mondo. 

Ma parlando di libertà non si può non citare un altro capolavoro del Cinema: Le Ali della Libertà per la Regia di Frank Darabont (lo stesso de Il Miglio Verde) che nel 1994 porta sullo schermo un racconto di Stephen King dal titolo Rita Hayworth e la Redenzione di Shawshank. Protagonisti Morgan Freeman e Tim Robbins che stringono un legame di amicizia profonda durante la detenzione all’interno del Carcere di Shawshank dove Andy si trova per aver ucciso la moglie e il suo amante e Red è colui che riesce a far arrivare nel penitenziario qualunque cosa un detenuto voglia purché possa pagarla.

La vita all’interno del carcere è segnata da continui soprusi e violenze perpetrate nei confronti dei detenuti da parte del direttore e del capo dei guardiani che seminano il terrore e agiscono violenze e umiliazioni insopportabili che vedono le persone private anche dell’ultimo briciolo di dignità. Pian piano Robbins, Andy nel film, inizia a capire i meccanismi che regolano la vita del carcere ma non vi si adatta. Red (Freeman) è una sorta di ntore per i nuovi arrivati, capo della Biblioteca, il preferito del Direttore. È quello tra i due già rassegnato a vivere così, senza nessuna speranza e persino con la paura di uscire, perché il mondo fuori non è più il suo da troppo tempo, perché pur odiando quelle mura che lo costringono, le sente proprie.

Per un po’ si assiste alla costruzione di una vita che pare funzionare nonostante la detenzione ma poi la “verità” insorge potente: l’unica vita è fuori, nella libertà, e il legame tra i due resterà fino alla fine.

Diverse sono le concezioni filosofiche della libertàIsahia Berlin distingueva tra libertà negativa ossia da impedimenti esterni deliberatamente imposti, considerata come premessa per poter raggiungere la libertà positiva cioè le possibilità del cittadino di avere opzioni sempre più ampie da esercitare. Qualsiasi libertà che valga la pena di essere difesa ha come corollario la responsabilità, perché più la società è libera e più i cittadini devono esercitare la responsabilità di applicare un complesso di regole tali che l’esercizio della libertà del singolo non possa intaccare arbitrariamente la libertà altrui.

La preistoria della libertà viene individuata nello scambio che si ipotizza sia stato introdotto quarantamila anni fa. L’introduzione della moneta e l’invenzione dell’alfabeto furono decisivi per molti autori. La libertà divenne una questione politica nel VI° Secolo a.c. quando Solone affermò l’inalienabilità della libertà proibendo la schiavitù per i cittadini ateniesi che non avevano fondi per saldare i loro debiti. Nell’orazione funebre di Pericle (nel 460 a.c.) troviamo per la prima volta un discorso sulla libertà così come oggi la concepiamo: si parla infatti di libertà civile, personale.

L’espansione della libertà si ebbe con lo sviluppo di regole giuridiche e con queste lo sviluppo progressivo della società anche dal punto di vista economico che ha portato, dopo una serie di battaglie, all’affermazione di regole e princìpi fondamentali come l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Si può parlare di libertà religiosa, di libertà civile, di libertà del commercio. Ma l’ultimo e più importante baluardo da abbattere è quello al di là del quale troviamo la libertà psicologica: la più difficile da raggiungere. Nel 1963 il Prof. Milgram effettuò uno studio dal quale emerse che gli uomini hanno una propensione ad obbedire agli ordini anche quando credono che ciò che gli viene ordinato di fare sia immorale. Trova conferma il dato che la cultura prevalente, il sistema di governo, i mass media, influiscono pesantemente sulla volontà delle persone di pensare con la propria testa e di esercitare il proprio libero arbitrio. Sia Tocqueville che Stuard Millsostenevano che nelle società democratiche esiste il pericolo della tirannìa della maggioranza per fronteggiare il quale occorrerebbe creare un sistema istituzionale, e un clima di opinione in cui l’unanimità brilli per la propria assenza. Qualcuno disse che nella vita intellettuale e personale, una libertà grandemente sottovalutata è quella di non essere costretti ad avere ragione. Nel corso della storia si sono contrapposti due diversi modelli di libertà: da un lato la libertà come libero arbitrio, come possibilità di decidere tra due o più alternative (quella che gli scolastici definivano potestas ad utrumque); è la libertà di indifferenza ed è indifferente che si scelga A oppure B senza che ci sia alcun condizionamento. Questo modello si può definire come “libertà di”. Dall’altro lato si ha la libertà come assenza di costrizione, la libertas a coactione. Questo modello si può definire come “libertà da”. La “libertà di” è considerata come una libertà positiva in quanto si tratta di determinare l’oggetto del volere e sono io stesso a deciderlo per cui siamo noi stessi a determinare la nostra volontà. Al contrario la “libertà da” è di tipo negativo giacché ciò che si vuole è sempre già presupposto. Nel caso di “libertà di” ciò che voglio non mi è imposto (per questo sono realmente libero), mentre nel caso della “libertà da” mi è imposto e quindi non sono libero.

Benjamin Constant distinse tra libertà degli antichi e libertà dei moderni, considerando la prima come autonomia politica collettiva; la seconda come libertà privata individuale. Nelle poleis greche era del tutto assente il carattere rappresentativo dei governi, democratici o aristocratici che fossero. Essendo il potere politico gestito senza mediazioni, la libertà degli antichi consisteva nell’esercitare collettivamente, ma direttamente molte funzioni della sovranità. 

La libertà dei moderni è invece la libertà del mercato e dei privati nel mercato; la libertà quindi, di muoversi entro i limiti di una gabbia che altri, in un passato ormai remoto, hanno scelto e definito, e nella quale ormai ci troviamo rinchiusi. Il prezzo di questa semilibertà è la limitazione della partecipazione politica e la rinuncia all’autonomia del tempo libero. Una gabbia che però può venirci dipinta come espressione di libertà togliendoci la capacità di autodeterminarci e di valutare criticamente la realtà che ci circonda. Una gabbia dall’aspetto rassicurante che col tempo, subdolamente diventa una prigione dove crediamo di essere liberi e la cui porta abbiamo paura di scardinare preferendo una rassicurante costrizione ad una libertà con dei rischi e tante incognite. Questo senza considerare che il rischio è rischio di vivere e le incognite possono essere meravigliose variabili della conoscenza e avere come conseguenza esperienze capaci solo di migliorarci.

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