DEALIT - “SERIAL” RAP
04 December 2020
di Elisa Serrani
Generi musicali differenti, a tratti opposti, si fondono alla perfezione nello stile unico ed inconfondibile di Dealit, rapper, musicista e cantautore fiorentino che torna a stupire con “Serial” (Red Owl), il suo nuovo singolo.
Dopo aver ottenuto ottimi riscontri con le precedenti release, “Help” e “Punk Flow” ed essere stato accreditato come una delle proposte più interessanti del nuovo panorama underground italiano, Dealit, con la sua personalissima impronta stilistica e la rara capacità di unire magistralmente sonorità fresche ed attuali a generi diversissimi tra loro, torna sulle scene con un brano incalzante e potente, ma al tempo stesso riflessivo, intimista e ricco di colori: colori vivaci che si alternano al bianco e nero, per descrivere in musica l’arcobaleno di emozioni che tutti noi attraversiamo nel corso dell’esistenza.
Il testo del pezzo, che si posa su un elettrizzante crossover di Rap, Hip Hop e Punk-Rock, con sfumature Pop, descrive gli stati d’animo ed i punti di vista dell’artista sulla fugacità della vita e del tempo, visto come un nemico impossibile da sconfiggere.
Il tempo, questa la parola chiave di “Serial”, quelle lancette che con il loro ticchettio folle e frenetico scandiscono la vita di ciascuno di noi, portandoci a correre una maratona estenuante - «seguo il fondo con la corda al collo» - verso il raggiungimento dei nostri obiettivi. Dealit, con lucidità ed intelligenza, in questo brano ironizza, prendendosi gioco di quel nemico che scorre difilato, tra sbalzi d’umore, apatia - «sto muovendo un incubo sveglio unito al cazzeggio» - e riflessioni su quell’individualismo - «muoio, freddo, intorno il vuoto» - che la società moderna sembra promuovere.
«Comunque vedi il dramma (beh dunque?), quello che ti insegnano che porta a rinunce» - un dialogo tra sé e sé che punta i riflettori non soltanto sul tema tempo, ma anche sulla cultura contemporanea, sfociando in una ricerca profonda e personale del proprio percorso, tra i grovigli della quotidianità - «sveglio da quel coma ripercorro la luce» -, per giungere infine, dopo tanta strada in salita percorsa, a ritrovare ciò che siamo realmente, la nostra vera essenza, liberi da stereotipi, categorizzazioni ed imposizioni- spesso mascherate da linee guida – temporali ed intellettuali.
«Sono certo che un giorno mi riprendo me stesso,
il collo è steso nella ghigliottina di un threshold,
sono cieco davanti al lusso del senza senso».
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News » DISCHI VOLANTI, MUSICA IN RETE | Friday 04 December 2020
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