Marta Proietti, la Sardegna che ride
05 May 2026
Marta Proietti Orzella è una delle interpreti più apprezzate del panorama teatrale sardo contemporaneo. Spontanea, brillante, studiosa e creativa, è un’artista poliedrica: la sua ricerca non si limita alla scena e alla professione attoriale, ma prosegue anche dietro le quinte, estendendosi alla scrittura e alla regia. Dalla formazione in Francia, al ritorno nella sua terra del cuore, in Sardegna, dall’amore per la commedia fino ai progetti più recenti, Marta si racconta con sincerità, offrendo uno sguardo acceso e appassionato sul mondo del teatro oggi: un universo vivo e in continua trasformazione, dove emozioni e risate diventano strumenti per leggere la realtà e creare connessioni autentiche con il soggetto più importante di tutti, il pubblico.
- Sei sul palco di un teatro, presentati agli spettatori.
«Mi chiamo Marta Proietti Orzella, sono nata e cresciuta in un piccolo paese al centro della Sardegna, Ghilarza, in provincia di Oristano, conosciuto per essere il paese di Gramsci. Qui è nata la mia passione per il teatro, grazie alle mie insegnanti, prima delle scuole elementari e poi delle superiori. In seguito mi sono trasferita a Cagliari, dove abito attualmente e mi sono laureata. Sono sempre stata ligia allo studio, la prima della classe, mi sono laureata con Lode in Scienze Politiche, ma già la mia passione per il teatro emergeva e scalpitava. Perciò proprio negli anni dell’università partecipai al bando per una Borsa di studio della Regione Sardegna, che mi diede la possibilità di diplomarmi in un’ottima scuola a Parigi, l’École Florent, dove ho studiato recitazione e regia per cinque anni. Al termine di questo periodo ho fatto una tesi bilingue che coniugava la mia passione per gli studi internazionali e quella per il teatro, dal titolo: “Teatro e rivoluzione: l’esperienza del Maggio francese”. Questo diploma è stato determinante per la mia vita: è a quel punto che ho deciso che il teatro e la recitazione erano la mia strada. Muovevo i miei primi passi in quel mondo tra laboratori e spettacoli, lavorando con diverse compagnie, registi e attori professionisti, ma decisi di puntare tutto su questo e di farne una professione dopo l’esperienza a Parigi, che oggi considero la mia seconda patria, casa. Sono tornata dalla Francia nel 2004 con l’intenzione di ritornarci, però mi avevano chiesto di fare degli spettacoli in Sardegna e tutto questo mi ha trattenuto qua, anche piacevolmente, perché penso di vivere in un paradiso. Chi è sardo capisce che o riparti subito o questa terra ti trattiene, le tue radici ti trattengono, quindi se trovi una continuità lavorativa vale la pena stare qua. Il mio è un mestiere che ti porta a viaggiare e infatti ho fatto tantissime esperienze anche con altri registi e attori nazionali, sono tornata in Francia per altre cose, ho mosso i primi passi anche nel cinema e poi a mia volta ho iniziato ad occuparmi anche di didattica. Insegno recitazione e regia alla Scuola di Arte Drammatica di Cagliari, mi occupo di formazione nelle scuole contro la dispersione scolastica e il disagio e faccio teatro sociale, quindi lavoro con la disabilità. Insomma questo è un po’ il riassunto della mia vita.»
- Collabori con la compagnia Barbariciridicoli, com’è nato e come si è sviluppato il rapporto con loro?
«Negli anni ho conosciuto e collaborato praticamente con tutte le compagnie sarde. Essendo poi io di Ghilarza, quindi al centro della Sardegna, più vicina alla sede dei Barbariciridicoli, per me è stato più facile entrare in collegamento con loro. Siccome organizzano tantissime rassegne estive, soprattutto nella zona di Nuoro, ma anche nella provincia di Oristano, che è un po’ la mia, hanno ospitato più volte i miei spettacoli. Da lì è nato un po’ l’aggancio, fino a quando poi questo rapporto di ospitalità si è trasformato in una collaborazione sempre più fitta. Con la compagnia condivido molto la preferenza per il comico, la commedia e il coinvolgimento del pubblico, anche diretto.»
- I Barbariciridicoli producono e distribuiscono il tuo spettacolo Comicissima, di che cosa parla?
«Comicissima nasce dalla mia preferenza per la commedia. Nonostante – mi dicono – sia un’attrice molto versatile, di fatti faccio anche spettacoli drammatici, o di stampo grottesco, la comicità e il trasformismo sono una delle cose che mi divertono di più, soprattutto quando c’è, come nel caso di Comicissima, una rottura della quarta parete, quindi un coinvolgimento diretto del pubblico. A volte me lo porto anche sul palcoscenico, quindi diventa anche protagonista di qualche sketch: infatti questo spettacolo che si può definire una “carrellata di sketch”, che prendono spunto dai grandi comici italiani, da Gigi Proietti a Anna Marchesini e Giorgio Gaber. Ho un po’ rimaneggiato le loro gag e sketch, creando poi i personaggi dello spettacolo: in qualche caso ho provato un po’ a clonarli, ad avvicinarmi il più possibile anche nel travestimento, per altri invece c’è stato un vero e proprio adattamento, come nella parte di Gaber. Fra un pezzo e l’altro poi canto, perché è un’altra cosa che mi piace fare. In scena con me c’è un chitarrista, anche lui molto ironico, che ho coinvolto sin dall’inizio e che ormai fa parte di questo “passo a due”. Io non esco mai di scena: sul palco c’è uno stand e anche una valigia con costumi e parrucche e tra uno sketch e l’altro io dialogo col pubblico, soprattutto sull’importanza della risata e della leggerezza che come dice Calvino “non è superficialità”»
- Oltre a Comicissima hai altri progetti con loro?
«Sì, con loro faccio parte di un progetto che si intitola “Comare Vardetta & CO” che è uno spettacolo itinerante: noi siamo delle comari vestite di nero, tendenzialmente vedove allegre, che in occasione di festività o rassegne, si immergono tra la gente e fanno spettacoli con canzoni, gag, coinvolgendo in modo sponteneo e naturale il pubblico, che non se lo aspetta (spesso ha anche dubbi sul fatto che siamo attori o attrici oppure no!). Ci sono anche attori vestiti da donna, quindi è tutto molto divertente e naturalmente affonda anche un po’ le origini nel carnevale sardo. Poi sempre con i Barbariciridicoli ho un nuovo progetto, uno spettacolo un po’ più serio, drammatico, che si intitola “Volevo solo amare”, sulla violenza contro le donne. Io interpreto diverse donne, prendendo spunto da testi, anche di autori e autrici vittime sarde. Infine c’è “Bimbumbam: ascolta questa storia qua”, ci tengo tantissimo, è un progetto di animazione alla lettura nelle scuole dell’infanzia in particolare. I Barbariciridicoli comunque continuano a ospitare anche altri miei spettacoli, che non producono direttamente loro, quindi c’è proprio un rapporto di anni di collaborazione»
- Ho sbirciato i tuoi profili social (@martaproiettiorzella) e ho letto una bellissima frase: “Ridi, ridi che ti passa! Perché ridere fa bene. Al cuore e alla mente. Abbassa la pressione, riduce lo stress, stimola l'appetito e mette in moto il sistema immunitario. Insomma: ridere allunga la vita!”. A te cosa fa ridere?
«Mi fanno ridere i giochi di parole. Molto banalmente mi fanno ridere le battute comiche. Non ho la risata facile, ma ciò che mi fa ridere di più sono le situazioni ingenue, inaspettate e questa secondo me è un po’ l’essenza del tempo comico, che è molto difficile da trovare. È un tempo tecnico ed è difficile perché è quel ritmo inaspettato, storto, che però ti strappa la risata. A volte rido di me stessa, mi capita di riflettere sulle gaffe che ho fatto, che spesso diventano copione, spunti per gli spettacoli. Mi fa ridere mio papà, perché secondo me è un comico naturale e mia nonna, romana, di Subiaco – per altro compagna di banco di Gina Lollobrigida – mi faceva ridere semplicemente quando rispondendeva al telefono ai call center o per le battute che diceva in romanesco»
- Allora hai proprio la comicità nel sangue! Dove possiamo vederti prossimamente?
«Il primo appuntamento è proprio questo weekend ed è un appuntamento “doppio”, a proposito di diversi generi teatrali. Sono due appuntamenti di un nuovo spettacolo, che ha debuttato da poco, si intitola: “Il mio capolavoro: l’amante ebrea del duce” ed è un lavoro importante, impegnativo, su Margherita Sarfatti, che appunto replica l’8 maggio a Carloforte e il 9 a Cagliari. Mentre domenica 10 ritorno alla comicità con un progetto scritto, diretto e interpretato da me con un’altra attrice, che si intitola: “Le topastre”, e questo lo replichiamo sempre nella provincia di Cagliari, a Capoterra. A brevissimo quindi ho questi due appuntamenti così diversi tra loro, sarà diverso anche il mio costume, il mio trucco, il mio parrucco e soprattutto il contenuto. Ecco anche questa costa mi diverte, cambiare spettacolo dall’oggi al domani, per me è come giocare, fare un gioco diverso ogni giorno e quindi non annoiarmi mai»
di Alessia Folli
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