Le ferite di Milano
25 April 2025
“Quante ferite può subire una città?”. Questa è la frase con cui si apre la mostra “Le ferite di Milano”, ospitata dalla Triennale di Milano dal 28 febbraio al 30 marzo 2025. Nel corso degli anni la città protagonista di questa esposizione è stata vittima di stragi, incidenti e attentati, che hanno avuto un grande impatto sul territorio.
La mostra, a cura di Spazio Taverna, ha affidato a dieci artisti contemporanei il compito di narrare altrettanti eventi che hanno modificato il volto della città dal 1851 al 2001.
Il percorso espositivo comincia con l’opera “Mi chiamo Amatore” (di Liliana Moro): essa raffigura la targa commemorativa in onore del patriota italiano Amatore Sciesa, fucilato per aver promosso la liberazione dall’occupazione austriaca del Lombardo-Veneto; sulla targa l’artista corregge un errore storico sostituendo al nome, sbagliato, Antonio, quello di Amatore, restituendo dignità all’uomo (1851).
Poi prosegue con “L’ennesima ferita” (di Luca Vitone): un insieme di strisce di carta incollate tra loro come per formare un foglio diventa il modo attraverso cui rappresentare le ferite (ricucite) del periodo dei moti di Milano, in cui centinaia di operai e lavoratori persero la vita per aver combattuto contro l’ingiustizia economica e la repressione politica (1898).
La strage di Piazza Fontana assume la forma di una scritta, “Sopravvissuto” (di Marcello Maloberti), che ricalca la grafia di Fortunato Zinni, superstite dell’evento, che si è cimentato in un lavoro a quattro mani con l’artista (1969).
Lo scandalo della Tangentopoli viene narrato attraverso l’opera “R.” (di Valentina Furian): Raffaello (R.) è il nome con cui venivano chiamate le banconote da cinquantamila lire, l’artista calcola quante di queste possano entrare sul foglio a disposizione, la cui superficie accoglie un disegno che si può scoprire solo sotto luce UV, alludendo alla natura nascosta della corruzione (1992).
A concludere la mostra è “La nebbia” (di Ruth Beraha) che racconta l’incidente aereo di Linate: nebbia, errori burocratici e guasti tecnici hanno portato alla morte di 118 persone, cause “banali”, come uno stormo di uccelli che si condensa intorno a un aeroplanino di carta incapace di volare, sono risultate invece decisive (2001).
Questi sono solo alcuni esempi in cui creatività e memoria si fondono con lo scopo di riportare alla luce eventi dimenticati, ripercorrendo il passato attraverso trasposizioni artistiche che ci permettono di vedere ciò che è “ieri” attraverso la lente dell’“oggi”. In questo progetto il potere terapeutico dell’arte viene messo al servizio della forza eternante della storia in un connubio che riesce a sanare e curare le ferite indelebili che questi momenti traumatici hanno lasciato non solo sul territorio di Milano, ma anche nel cuore dei suoi abitanti.
di Alessia Folli
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News » MILANO & DINTORNI | Friday 25 April 2025
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