Carlo Cecchi, genio e sregolatezza d’attore
24 January 2026
Nella sua casa di Campagnano in provincia di Roma è morto, il 23 gennaio 2026 a quasi 87 anni (che avrebbe compiuto oggi) Carlo Cecchi, grande attore di cinema e teatro nato a Firenze nel 1939.
Considerato una delle figure di spicco del teatro di innovazione in Italia, Cecchi ha alternato, in decenni di attività, il lavoro di attore teatrale e cinematografico a quello di regista teatrale.
Rappresentazioni a teatro
Tra i numerosi lavori sul palcoscenico, si ricorda il ruolo da regista e primattore di Ivanov di Anton Cechov prodotto dal Teatro Niccolini di Firenze nel 1982 e presentato in quell'anno in prima nazionale al Teatro Caio Melisso durante il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nel complesso lavoro cechoviano adattato dallo stesso regista Carlo Cecchi recitano numerosi attori che negli anni a seguire si affermeranno, come Remo Girone, Gianfranco Barra, Giacomo Piperno, Vincenzo Salemme, Marco Erler, Francesco Origo e Anna Bonaiuto. Significativa anche la sua interpretazione del dramma Finale di partita di Samuel Beckett. Nel 2007 si è aggiudicato il Premio Gassman come miglior attore teatrale italiano.
Apparizioni nel cinema
Non numerosissime, ma sempre incisive, le apparizioni al cinema: da "Morte di un matematico napoletano" di Mario Martone(1991), in cui incarna il ruolo indimenticabile di Renato Cacciuopoli e per il quale è stato candidato agli 'Oscar' europei, al personaggio del giudice ne 'La scorta' di Ricky Tognazzi (1993), e ancora il piccolo ruolo ne 'Il bagno turco', fortunato esordio di Ferzan Ozpetek (1997), il drammatico personaggio di un uomo che sceglie il suicidio assistito in 'Miele' di Valeria Golino (2013). L'ultima apparizione al cinema in 'Martin Eden' di Pietro Marcello (2019). In Carlo Cecchi, figura che non lascia eredi, nel suo essere attore si specchiano i trionfi del teatro all’italiana e i classici ufficiali, di cui l'attore recupera l’intensità nascosta, obnubilata sotto il peso di anni di manierismi, facendoli coabitare con le esperienze nuove di un teatro, tragicamente, consapevole tanto da far uscire un’ombra di disperata ma contagiosa ironia.
di Roberto Dall'Acqua
Foto e video liberi da copyright
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