La "commedia della paura" di Stefano Viali

02 March 2026

Stefano Viali approda a Milano in occasione del decennale dello spettacolo “Una serata in famiglia”, presentato il 25 e 26 febbraio in Piazza Repubblica e il 27 febbraio presso La Tana degli Artisti.

La messa in scena è avvenuta in collaborazione con “Portiamo il teatro a casa tua”, un progetto che ha l’obiettivo di avvicinare il teatro agli spazi privati, trasformando abitazioni e luoghi non convenzionali in veri e propri palcoscenici. Questa scelta favorisce una relazione più diretta tra interpreti e spettatori, creando un clima di forte intimità e coinvolgimento emotivo, prolungato anche nei momenti conviviali successivi alla rappresentazione.

“Una serata in famiglia” è una rivisitazione dell’opera “Kvetch”, scritta dal regista e attore britannico Steven Berkoff. Berkoff, di origini ebraiche dell’Europa orientale da parte paterna, inserisce nel titolo un richiamo alla propria cultura: kvetch in yiddish significa “piagnisteo” ed è il soprannome che viene dato al padre di famiglia sul luogo di lavoro. La commedia offre un ritratto ironico e amaro di un nucleo familiare soffocante: un marito ossessionato dal controllo e dalle formalità, una moglie insicura ma desiderosa di apparire irreprensibile e una suocera invadente e rumorosa, sempre pronta a intervenire. La tensione domestica viene ulteriormente alimentata dall’arrivo di un ospite inatteso, un collega dell’uomo, invitato a cena in un giorno qualsiasi. Da questa situazione nascono una serie di episodi tragicomici in cui tra finzione e realtà emergono i pensieri più reconditi dei personaggi.

Stefano Viali riprende il primo dei due tempi della commedia di Berkoff e trasforma lo spettacolo originale in una partitura per un solo attore, interpretando ora il marito, ora la moglie, ora l’ospite e ora la suocera, alternando voce, tono, postura e espressioni a seconda del personaggio. Viali dimostra un’abilità attoriale straordinaria: riesce a passare rapidamente da una figura all’altra senza confondere lo spettatore, mantenendo ben distinti carattere, gestualità e psicologia dei singoli ruoli. La scenografia è minima: una sedia su cui prendono posto i protagonisti, che si trovano a tavola per la cena. L’ambiente non ha una grande rilevanza ai fini della rappresentazione, perché l’elemento realmente importante è l’espressione dell’attore, illuminata da due torce che permettono al pubblico di cogliere ogni piccola sfumatura, ogni cambiamento emotivo. 

Lo spettacolo si apre con una “nota audio” di Viali, in cui vengono elencate alcune della paure più comuni di oggi (“paura di invecchiare, di morire, di vendere, di comprare”): una premessa ad effetto che ha lo scopo di presentare quella che l’attore definisce “la commedia della paura”. “Una serata in famiglia” ruota attorno a questo, alle ansie e alle paure di ciascun personaggio, messe in evidenza dalla rottura della quarta parete: Viali recita prima ciò che i personaggi dicono e poi ciò che realmente pensano, mostrando un abisso tra le due cose. Il padre cerca a tutti i costi di dimostrarsi un intrattenitore brillante, raccontando una barzelletta di cui non ricorda il finale, prova orgoglio quando vede gli altri pendere dalle sue labbra e ansia quando arriva il momento clou. La moglie vuole apparire una padrona di casa impeccabile, pur servendo una cena poco riuscita, e si sforza di trovare le domande più interessanti da fare all’ospite anche se riesce a rimediare soltanto un semplice: “Come passa le sue serate?”. L’ospite, reduce da un matrimonio appena fallito, teme di risultare noioso agli occhi di una famiglia così per bene, quindi mente sulle proprie abitudini serali e cerca di non esporsi troppo, lasciando che siano gli altri a parlare. Infine la suocera, che si esprime a suon di “rutti e flatulenze”, giudica fra sé e sé il marito della figlia, convinta che la donna avrebbe fatto meglio a sposare qualcuno come l’ospite presente a cena.

Tutti i personaggi hanno come unico obiettivo quello di “fare bella figura”, ma non dimostrano nulla di autentico, se non quando emergono i loro pensieri: soltanto lì si coglie la loro vera personalità. “Una serata in famiglia” invita quindi riflettere sulla differenza dicotomica tra apparenza e realtà, un tema particolarmente attuale in un mondo come quello di oggi, dominato da social network dove è possibile nascondere la propria identità e caratterizzato da relazioni sociali che avvengono spesso tramite schermi. ??È un po’ il male esistenziale di oggi afferma Stefano Viali “io faccio delle masterclass sul primo piano cinematografico allo specchio, perché c’è tutto un lavoro da fare sulla propria immagine interna e l’immagine percepita dagli altri. Gli esseri umani a differenza degli animali hanno un’immagine interna e quindi hanno la capacità di immaginare e di rappresentare le proprie emozioni e sentimenti. L’immagine interna è quello che ci permette di utilizzare la fantasia. È un mondo inesauribile di ricerca e di studio e forse sarebbe il caso che queste due immagini si fondessero”.

In questo gioco continuo tra ciò che viene mostrato e ciò che viene taciuto, lo spettatore riconosce frammenti della propria quotidianità, delle proprie insicurezze e delle proprie maschere sociali. La comicità diventa così uno strumento di svelamento, capace di mettere a nudo le fragilità dell’essere umano e di trasformare una semplice cena in un ritratto universale delle relazioni contemporanee, sospese tra bisogno di approvazione e paura del giudizio. “Una serata in famiglia” dimostra che il teatro, quando entra nelle case e nei pensieri di chi guarda, smette di essere finzione e diventa uno specchio spietato e necessario delle nostre paure quotidiane.

“Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti” Uno, nessuno e centomila, Luigi Pirandello 

di Alessia Folli

Foto e video liberi da copyright

In copertina: locandina dello spettacolo @evwdvi

https://www.youtube.com/watch?v=7bCxj-nzAyo

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