Maria Falcone, difende la memoria di Giovanni
Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia e presidente della Fondazione Giovanni Falcone, difende la memoria del fratello ucciso dalla mafia: «Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano».
Falcone risponde a Marco Travaglio, difendendo la memoria del fratello Giovanni, dopo un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano nella rubrica del direttore dal titolo Ma mi faccia il piacere. L’avvio della polemica è rappresentato da una risposta del giornalista a un articolo del Foglio firmato da Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, nel quale si diceva che Giovanni Falcone non avrebbe mai cenato con Valter Lavitola. «Ho letto oggi un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata», scrive Maria Falcone, nel suo post pubblicato sui social della fondazione in memoria del magistrato ucciso da Cosa nostra. «Commentando l’articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che “Falcone non avrebbe cenato con Lavitola”, Travaglio liquida la questione con una battuta: “Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti”. È una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti». E precisa che «mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano».
Il richiamo di Falcone finale è alla memoria delle vittime di mafia. E, specialmente, al loro valore. «Considero ancora più doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che più onorano l’Italia e, se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa».
Faccio mie, in conclusione, le parole di Maurizio Gasparri: «Falcone resta una figura di riferimento nella storia della Repubblica, perché, come dice giustamente la sorella, ha servito l’Italia, non questo o quel governo. Mentre i Travaglio e i Ranucci saranno condannati a vita a essere Travaglio e Ranucci».
di Roberto Dall'Acqua
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