Gabriella Greison - Scienziata tra libri e teatro4/12/2022

Memoria per Gabriella Greison - Scienziata tra libri e teatro

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Gabriella Greison - Scienziata tra libri e teatro4/12/2022

di Roberto Dall'Acqua

Gabriella Greison è fisica, scrittrice, attrice teatrale, science explainer. La intervistiamo mentre è nella sua casa a Genova, dove si ritira per scrivere libri e studiare nuovi monologhi da portare a teatro (altrimenti vive a Milano). In questa occasione, sta ultimando il suo decimo libro di divulgazione scientifica, che uscirà per Mondadori il 28 Febbraio 2023, e sta già facendo la memoria di un nuovo spettacolo teatrale, tratto dal libro, che porterà in scena a partire da Marzo 2023.

- Ripartiamo dall’inizio: come hai capito qual era la tua strada?
Io ho sempre pensato che la fisica sarebbe diventata la mia professione, dovevo però capire da che punto di vista prenderla. Ho una mentalità scientifica, me ne sono accorta fin dai tempi della scuola media, quando mi facevo le grandi domande sul perché delle cose, su come funziona il mondo che ci circonda. Poi smontavo e rimontavo oggetti, volevo entrare dentro le cose, cercando sempre di più di arrivare al più piccolo componente. Fino a che sono arrivata alle cose troppo piccole che non avevano una spiegazione. Con gli anni ho capito. Ho capito che una volta raggiunta la grandezza degli atomi, per andare ancora più nel dettaglio, è necessario usare tanta fantasia, fantasticare. Io di fantasia ne avevo, quindi era il mio mondo. Mi sono laureata in fisica dell’infinitamente piccolo, e sono andata a lavorare due anni a Parigi, all’Ecole Polytechnique, il mio chief era François Amiranoff: lui mi ha fatto viaggiare con la testa ancora di più, e mi ha fatto incontrare per la prima volta la foto del 1927 che è diventata la mia ossessione. Sono tornata in Italia con l’idea di raccontare quella foto. In quella foto c’è dentro tutto.

- Cosa hai fatto come prima cosa, una volta entrata nel tuo mondo?
Ho cercato di emergere. Ai tempi, però, per una donna, voler emergere, in una materia maschile come la fisica, era praticamente impossibile. La fisica era lo svago degli uomini, fino a tutto il XX secolo. E’ uscito un reportage di recente su Nature che riporta i dati di questo sopruso, alle donne è stato impedito di realizzarsi con la fisica fino a tutto il XX Secolo, cioè ieri. Ma io quando vedo una sfida più grande di me, mi ci butto con tutta me stessa, diventa la mia ragione unica di vita. E così, dalla fotografia del 1927 in cui c’è stato il più grande ritrovo di cervelli della storia ho fatto nascere il mio percorso professionale. Sono andata a Bruxelles, dove quella foto era stata scattata, e ho iniziato le mie ricerche. Ricerche che sono durate tre anni. Alla fine sapevo tutto di quella foto, tutti i partecipanti cosa hanno fatto prima dello scatto e dopo, cosa si sono detti, i posti che occupavano a cena a tavola, dopo lo scatto della foto, i dialoghi. Ho scritto tutto in un libro, ma questo libro nessuno voleva pubblicarmelo. Io sapevo di avere una bomba in mano, quindi aspettavo. Aspettavo mi si aprissero porte, continuando a bussare ovunque. Alla fine, dopo altri 3 anni, arriva la Salani e mi pubblica il libro, il titolo sarà “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, centomila copie vendute, un boom editoriale senza precedenti, ancora oggi il libro è sempre in ristampa. Quando è uscito il libro, dopo un altro anno di attesa, io avevo nel frattempo preparato anche un monologo per raccontare in giro quella storia che trovavo eccezionale, nessuno la sapeva, e quindi ero pronta a debuttare con “Monologo Quantistico”. Oggi, dopo 7 anni di tour nei teatri, Monologo Quantistico ha superato 500 repliche. A quel libro se ne sono aggiunti altri 8, e a quel monologo altri 7 spettacoli teatrali, che porto in giro anche quelli. Sono una sorta di juke boxe ambulante, mi chiamano quando vogliono sapere delle storie, e io vado ovunque. Le storie che racconto sono storie di crescita personale, di elevazione, di coraggio, di fatica, e anche di empowerment.

- Il tuo ricordo, professionale, più emozionante?  La sera del debutto a Roma, la prima volta: Auditorium, sala da 3500 posti, la stessa sera in cui nella sala accanto avrebbe dovuto cantare Patti Smith, e poco più in là c’era il derby Roma-Lazio. Dovete sapere che a Roma, la sera del derby, la città si svuota. E figuriamoci con accanto Patti Smith. Pensavo di fare il monologo davanti a tre persone. Mi avevano dato il camerino proprio di fianco a quello di Patti Smith, e quindi la maschera veniva a dare i dieci minuti, cinque minuti, e chi è di scena, sia a me sia a lei. E’ stato emozionante sentire che musica metteva per caricarsi, io le rispondevo sparando a palla Piero Pelù, Vasco Rossi e le Vibrazioni. Poi è il momento di andare in scena, usciamo insieme dai camerini, e ci avviamo. Io giro a destra, lei a sinistra, e quando arrivo sul mio palco mi accorgo di una cosa fantastica: la mia sala era strabordante, completamente sold out. Ho chiuso il monologo dopo il bis di Patti Smith, che sentivano dalle pareti, e dato anche il risultato della partita. C’era una giornalista ad ascoltare tutto, e il giorno dopo ha titolato sul Corriere della Sera “La Rockstar della fisica”, quindi da allora sono rimasta per tutti la rockstar della fisica. Anche per una rivista americana che mi ha intervistato dopo una data in California, e per un quotidiano tedesco dopo aver fatto monologo da loro.

- Hai scritto 9 libri; divulgare vuol dire anche scrivere molto?
Io ho l’esigenza di raccontare storie, di dare segnali, di raccontare il cambiamento in atto, di spingere le nuove generazioni a fare passi coraggiosi verso l’indipendenza da quello che viene dal passato, sprono, invoglio, spingo tutti un po’ più in là. E lo faccio tramite i miei racconti su Einstein, Marie Curie, Schrodinger, Dirac, Niels Bohr, Pauli, Heisenberg, Hedy Lamarr, tutti i più grandi del XX Secolo.

- Il tuo prossimo sogno professionale?
Fare qualcosa con la musica. La musica che piace a me è la musica rock, naturalmente. Mi piacerebbe fare qualcosa con un cantante, mi piace molto Piero Pelù, ci siamo conosciuti, da bambina avevo il mito dei Litfiba, vorrei diffondere le mie storie oltre i tracciati che ho giù solcato. Ho conosciuto Max Gazzè, anche con lui mi piacerebbe lavorare. Ho conosciuto le Vibrazioni, mi piacciono tantissimo. I cantanti, i cantautori, sono come i poeti: ma scordatevi di trovare la poesia nelle poesie, la troverete invece nella fisica. Pensate che bomba si potrebbe creare.

- Il tuo sito www.GreisonAnatomy.com e i tuoi social network sono molto frequentati, come hai fatto?
Con il tempo si sono fidati. Io sono quella cosa lì, che si vede. Uso parole di buonsenso, dico cose positive, non parlo mai male di nessuno, non uso cinismo, non uso sarcasmo, sono proiettata verso il bello. Penso che chi ha la visibiltià debba usare il palco per diffondere cose positive, per migliorare il mondo, non per peggiorarlo. Le persone hanno bisogno di riferimenti solidi, che non tradiscono. Io ho detto no a tanti progetti che mi hanno proposto.

- Ultima curiosità: avevi fatto un’intervista alcuni mesi fa, (alleghiamo il link per completezza di informazione: https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/ldquo-lsquo- corriere-rsquo-lsquo-repubblica-rsquo-mi-dicevano- 307939.htm) in cui ti raccontavi a tutto tondo, e ci ha molto colpito: ha più avuto risposte? Perché non conduci un programma in Rai?

Dopo quell’intervista con Giancarlo Dotto, che pare abbiano letto tutti, mi hanno cercato in tanti. Mi hanno proposto le cose più disparate. Mi hanno proposto anche di partecipare al Grande Fratello. Ho detto no, naturalmente. La Rai mi ha cercato tramite un programma molto conosciuto, ho fatto diverse riunioni, scritto cose, poi sono spariti. Se lei mi chiede un sogno nuovo da realizzare, non posso che dire: arrivare ancora a più persone, raccontando le mie storie di fisica, sono una narratrice, questo faccio. Mi piacerebbe farlo in posto grande, mi piacerebbe farlo a Sanremo da Amadeus.

E noi glielo auguriamo!

 
 
 
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