Odissea, il nostos di Nolan
28 July 2026
Christopher Nolan è uno dei registi più brillanti e lungimiranti del nostro secolo e anche quest’anno ha deciso di dare il tutto e per tutto, portando sul grande schermo un colossal senza precedenti, un film tratto dal poema epico per eccellenza: Odissea.
Ulisse, eroe o uomo?
La trama ruota attorno al nostos (“ritorno in patria”) di Ulisse, che dopo 20 anni lontano dalla sua casa, Itaca, riesce a ricongiungersi con la moglie, nonché regina Penelope e con il figlio Telemaco, sconfiggendo i pretendenti (i Proci) che occupavano il suo castello. Nolan non segue alla lettera il poema omerico – e proprio qui emerge tutta la sua genialità – ma lo fa suo: Ulisse diventa il protagonista nolaniano per eccellenza. Non bisogna fare l’errore di credere che il cinema l’abbia “umanizzato”, già nella letteratura Ulisse è sì l’eroe scaltro, astuto, polytropos (“multiforme”), ma è anche un uomo che si interroga sulla propria identità, sulle proprie scelte, sulla famiglia che ha lasciato, tenendo sempre vivo dentro di sé il ricordo della sua amata Itaca. Nolan non stravolge il personaggio, ma aggiunge qualcosa: il viaggio di Ulisse è il modo attraverso cui il protagonista affronta la propria crisi di coscienza.
Sono state fatte diverse obiezioni al film – più o meno esatte –, soprattutto per quanto riguarda alcune discrepanze rispetto all’epica. Innanzitutto, il viaggio di Ulisse viene raccontato in flashback, ma non parte dall’isola di Calipso come presentato dal cinema, bensì dal banchetto dei Feaci. L’uomo viene trovato naufrago da Nausicaa, figlia del re Alcinoo, a palazzo un aedo narra la storia della guerra di Troia, Ulisse si commuove e da lì inizia a narrare il proprio vissuto. Un errore di Nolan? È poco probabile che uno dei registi più acclamati di Hollywood abbia fatto affidamento su esperti poco eruditi, sembra piuttosto che abbia volutamente plasmato una storia che comincia da un vuoto, un vuoto di memoria, che man mano che il racconto procede viene colmato, dai ricordi e dagli stati d’animo profondamente umani di Ulisse.
Un altro dettaglio che potrebbe risultare apparentemente fuori posto acquisisce in realtà un grandissimo significato: lo spillo di Atena che Penelope consegna a Ulisse prima della sua partenza, simbolo del riconoscimento finale e espediente per accertarsi che i viaggiatori dicessero la verità riguardo al marito. Nell’Odissea omerica questo dettaglio non esiste, il riconoscimento avviene prima attraverso la prova dell’arco (presente anche nel film) e poi con il talamo nuziale, ricavato dal ceppo vivo di un albero di ulivo intorno al quale Ulisse aveva costruito la camera da letto, rendendo il letto immobile: il segreto era noto soltanto ai due sposi. Di nuovo, uno sbaglio di Nolan? In realtà è più sensato pensare che il regista, leggendo o facendosi raccontare la storia letteraria, abbia colto un problema di non poca importanza per l’adattamento cinematografico e cioè: come rappresentare concretamente il fatto che Ulisse non dimentica neanche per un istante Itaca, nonostante la perdita di memoria, le peripezie e mille sventure che ha dovuto affrontare? La risposta è uno spillo che l’uomo stringe e porta con sé per tutto il tempo.
Ci sarebbero altri punti su cui discutere, altri errori che effettivamente potrebbero essere considerati tali – come per esempio la decisione di non inserire l’inganno di “nessuno” nella scena con Polifemo – e precisazioni più o meno legate al politically correct, ma solo una è la questione fondamentale: Ulisse è Nolan. In tutti questi anni di carriera Christopher Nolan è riuscito in un’impresa epocale: rappresentare sul grande schermo la coscienza umana, questa grande voce interiore che guida le nostre azioni in un’oscillazione continua tra bene e male, il senso di valutazione morale che può renderci le persone più felici o le persone più tristi al mondo.
Il nostos nolaniano
Nostos (ν?στος) è un termine che in greco antico indica il “ritorno in patria, a casa”: Nostoi (Ν?στοι), cioè i “Ritorni”, è infatti il titolo di uno dei poemi epici del cosiddetto “ciclo troiano”, che racconta i viaggi di ritorno dei Greci dopo la guerra di Troia. Nostos è anche all’origine della parola “nostalgia”.
Il ritorno a casa è un elemento ricorrente nei film di Nolan. Il nostos è tipico dell’Odissea, ma in fondo si potrebbe dire che tutti i protagonisti dei suoi film intraprendono un viaggio, fisico o metaforico, per trovare se stessi.
Nella trilogia de Il Cavaliere Oscuro (2005-2012) e in particolare nell’ultimo capitolo, “Il Cavaliere Oscuro – il Ritorno”, Bruce Wayne (Christian Bale) per sette anni rimane lontano dalla propria casa, da Gotham e dalla sua società corrotta, per un errore che non ha commesso, una colpa che si è addossato ma che non ha veramente. Si separa da tutto, ma soprattutto da se stesso, da Batman. Per tornare a essere l’uomo che era un tempo, Bruce deve affrontare i suoi fantasmi interiori e il profondo timore di non essere più all'altezza. Dopo varie sfide riesce a uscire dall’oscuro pozzo della sua sofferenza e a tornare in città, ma anche dopo averla salvata non si definisce un eroe.
Gordon: “Ma Gotham dovrebbe conoscere l'eroe che l'ha salvata dalla morte.”
Bruce Wayne: “Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito!”
Per non parlare di Joseph Cooper (Matthew McConaughey), il protagonista di Interstellar (2014), che si allontana dalla propria casa e dai suoi figli per compiere un viaggio nello spazio con l’obiettivo di salvare il mondo. Cooper torna a casa comunicando dal tesserakt (la dimensione a cinque dimensioni dentro il buco nero Gargantua), dietromla libreria della stanza di sua figlia Murph, trasmettendole i dati quantistici necessari per salvare l'umanità. Fisicamente, viene ritrovato nello spazio e si risveglia su una stazione orbitante, dove incontra Murph diventata ormai anziana.
Murph: “Nessuno voleva credermi, ma sapevo che saresti tornato.”
Cooper: “Come?”
Murph: “Perché mio papà me l'aveva promesso.”
In Inception (2010) Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un esperto "estrattore" che ruba segreti dai sogni. Accetta una missione impossibile: impiantare un'idea nel subconscio di un ereditiero, in cambio della libertà e del ritorno dai suoi figli. L'intero il film ruota attorno al suo desiderio di tornare a casa e rivedere i figli in volto. Alla fine Cobb ci riesce e fa girare il suo totem (una trottola) per verificare se si trova nella realtà o in un sogno, ma il film si interrompe prima che la trottola smetta di girare o cada, lasciando il dubbio allo spettatore.
Mr. Saito: “Signor Cobb, le piacerebbe tornare a casa, in America, dai suoi figli?”
Cobb: “Lei non può fare niente, nessuno può farlo.”
Mr. Saito: “Proprio come l'innesto.”
Cobb: “Quanto è complessa questa idea?”
Mr. Saito: “Molto semplice.”
Cobb: “Nessuna idea è semplice quando devi impiantarla nella mente di un'altra persona.”
Mr. Saito: “Il mio principale concorrente è un vecchio signore malato, il figlio presto erediterà il controllo della multinazionale, ho bisogno che decida di rammentare l'impero di suo padre.”
Cobb: “Se dovessi farlo, se mai riuscissi a farlo, io voglio una garanzia. Come so che rispetterà i patti?”
Mr. Saito: “Non lo sa, ma lo farò. È disposto a fare un atto di fede o preferisce diventare un vecchio pieno di rimpianti?”
J. R. Oppenheimer (Cillian Murphy) è il personaggio che forse più di tutti ha una storia comune a quella di Ulisse (Matt Damon), proprio nel film dedicato al personaggio storico, Oppenheimer. Entrambi inventano un’arma di distruzione: Oppenheimer la bomba atomica, Ulisse il cavallo di Troia. Sono brillanti e ingegnosi, la loro intuizione risolve una guerra (la Seconda Guerra Mondiale e la guerra di Troia), ma finiscono col portare devastazione nel mondo e in se stessi, dovendo affrontare una vera e propria crisi di coscienza. Questo forse è uno dei maggiori punti-chiave dell’Odissea di Nolan: Ulisse non è più l'eroe della curiosità pura, ma un uomo profondamente segnato dal senso di colpa, tormentato dal pensiero della guerra, dall’orrore che ha portato nei cuori degli uomini, un orrore che ha infranto la legge di Zeus e il concetto stesso di civiltà. Così Oppenheimer riceve premi e onorificenze, ma il dolore lo accompagna in ogni istante, fino al suo ultimo respiro. In un certo senso qui il nostos è il ritorno in patria dello scienziato dopo l’esperienza a Los Alamos, centro segreto del progetto Manhattan: a differenza degli altri protagonisti nolaniani il suo ritorno non è felice, anzi, Oppenheimer è costretto a interfacciarsi con le conseguenze della propria invenzione e a sopportare il peso del dolore che ha causato a molte persone per tutta la vita.
Robert Oppenheimer: “Signor Presidente. Sento di avere le mani sporche di sangue.”
Harry Truman: “Pensi che a qualcuno a Hiroshima o Nagasaki importi chi ha costruito la bomba? A loro importa chi l'ha fatto cadere. L'ho fatto. Hiroshima non riguarda te.”
Albert Einstein: “Quando ti avranno punito abbastanza, ti serviranno insalata di salmone e patate, faranno discorsi, ti daranno una medaglia e ti daranno una pacca sulla spalla dicendo che tutto è perdonato. Ricorda solo che non sarà per te... sarà per loro.”
Con l’Odissea si arriva all’apice: Ulisse viaggia, naufraga, si perde e poi si ritrova e riesce alla fine ad approdare ad Itaca, ma il ritorno a casa non è facile. Il castello è occupato dai Proci e gli abitanti non vedono il loro re da troppi anni, perciò Ulisse si presenta come un mendicante veterano della guerra di Troia e solo dopo varie sfide viene finalmente riconosciuto. Tutti lo ritengono un eroe, ma Ulisse non si dichiara mai tale.
Telemaco: “Hai gli occhi saggi, gli occhi di Atena.”
Odisseo: “Non cercare gli dei negli uomini, rimarrai deluso.”
Odissea, un classico contemporaneo
Dunque, chi dice che i classici sono stati scritti secoli fa e per questo non hanno più nulla da dire al presente potrebbe ricordare che in fondo la storia di Ulisse è la storia di tutti noi: uomini smarriti che affrontano le sfide della vita, alternando felicità, gioia, amore e speranza a rabbia, tristezza, lutto e nostalgia, esseri umani che vagano alla ricerca della propria identità per capire chi sono oggi e cosa vogliono per il futuro, senza mai dimenticare le radici da cui vengono, tenendo stretto qulcosa, magari uno spillo, che ricorda il proprio passato. Perciò, se i classici della letteratura hanno il potere di parlarci ancora, dopo migliaia di anni, forse è perché la storia dell’uomo, i suoi vizi, le sue virtù, i suoi desideri e le sue paure più recondite sono rimaste le stesse, allora come oggi.
E chi sostiene che l’Odissea di Nolan sia stata “un’operazione commerciale, più che un film” potrebbe sforzarsi di pensare alla meravigliosa interpretazione di Anne Hathaway, alla pazzesca tecnologia IMAX 70 mm impiegata per girare il lungometraggio, alle riprese nelle Isole Eolie, alla straordinaria capacità di Nolan di non farsi trascinare dall’eccessivo uso del CGI che invece ha travolto Hollywood negli ultimi tempi. Il più grande nostos è quello di Nolan stesso, che ogni volta, dopo un nuovo film, torna a casa e – un po’ come Ulisse – e già salpa le vele verso un nuovo sorprendente orizzonte, verso il suo prossimo meraviglioso viaggio cinematografico.
di Alessia Folli
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