Banksy, l'identità svelata

16 March 2026

Uno pseudonimo diventato opera d’arte, un nome che incarna allo stesso tempo mistero e provocazione: Banksy è il re della Street Art e ora la sua identità è stata svelata. La “Ragazza con il palloncino”, il “Lanciatore di fiori” e i celebri “Ratti” sono opere che non hanno lasciato un segno solo sui muri di diverse città nel mondo, ma anche nella mente di chi li osserva. Banksy non crea solo graffiti, ritrae il mondo di oggi.

Chi è Banksy?

Prima del 14 marzo di quest’anno di Banksy si sapeva ben poco: un artista britannico specializzato nella Street Art. Dalla politica alla guerra, dall’inquinamento allo sfruttamento minorile e degli animali, Banksy non solo disegna, ma mostra, parla, racconta di una società – quella di oggi – che ha perso i buoni valori e li ha rimpiazzati con bombe (“Bomb love”). sbarre (“Barcode tiger”) e veleno (“Toxic Mary”). Banksy si identifica nella figura-simbolo del topo: “i topi sono odiati, braccati e perseguitati, ma capaci di mettere in ginocchio intere civiltà" – afferma – proprio come gli street artist sono in grado di distruggere interi sistemi sociali. L’artista britannico estrapola oggetti e codici comuni della cultura di massa e con una creatività e un genio disarmanti li rende protagonisti dello spazio urbano: dal Regno Unito all’Italia, da Gerusalemme a Malmö e New York, dove nel 2005 avvenne anche la celebre incursione museale al Met (Metropolitan Museum of Art), nella quale l'artista appese furtivamente l’opera “Madama con maschera antigas”, che ritrae una donna dell'Ottocento con il volto coperto da una maschera antigas, rimossa poche ore dopo la sua installazione. 

L’identità rivelata

Ciò che più attrae di Banksy, oltre alle sue opere, è il fatto che non si conosce la sua identità, un genio nascosto dietro a uno pseudonimo, del quale non si conosce bene nemmeno il significato. Tuttavia l’alone di mistero che avvolgeva la sua figura si è dissolto pochi giorni fa, sabato 14 marzo, quando Reuters, un’agenzia di stampa britannica, ha pubblicato un’inchiesta in cui sosteneva di aver scoperto l’identità dello street artist. Nel reportage intitolato "In Search of Banksy", i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison descrivono una lunga indagine per scoprire l'identità dell'artista. Banksy sarebbe Robin Gunningham, artista effettivamente britannico, nato a Bristol nel 1973, che nel tempo avrebbe cambiato nome in David Jones. L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha dichiarato a Reuters che il suo assistito contesta l’accuratezza di numerose informazioni riportate nell’indagine e ha aggiunto che la pubblicazione di tali dati costituirebbe una grave violazione della privacy dell’artista, che – tra le altre cose – potrebbe ostacolare la sua attività e esporlo a rischi importanti.

Necessità o scoop?

Banksy è un artista scomodo, è un artista che non sempre si ha il piacere di guardare, perché non è semplice contemplare un’opera che parla dell’osservatore, dei suoi errori – i nostri errori – e della sua cattiveria nel mondo, una cattiveria che in grande o piccola quantità appartiene a tutti. Ciò che lo differenzia da ogni altro artista è la sua capacità di rappresentare la società di oggi per com’è davvero, senza paura e senza sconti per nessuno. Banksy non poteva non essere uno street artist: inserendo le opere nello spazio urbano, uno spazio al quale nessuno si può sottrarre e che non passa certo inosservato, l’artista fa sì che tutti siano costretti a confrontarsi con se stessi, con i propri pensieri e azioni.

Ora il nome ha trovato un volto e l’ombra si è fatta presenza fisica. Eppure, occorre davvero conoscere l’identità di chi crea per apprezzare ciò che è stato creato? Oppure avevamo solo bisogno di un viso su cui posare lo sguardo – e forse anche il peso dei nostri errori – per sentirci meno responsabili davanti all’opera?

di Alessia Folli

Foto e video liberi da copyright

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