Arnaldo Pomodoro, una vita
16 October 2026
Quest’anno, 2026, ricorre il centenario (1926-2026) della nascita di una delle figure artistiche più illustri di tutti i tempi, di uno scultore che non ha solo segnato un’epoca, ma che ha rivoluzionato totalmente il modo di concepire la materia plasmabile: Arnaldo Pomodoro.
Dalla formazione come geometra alla passione per la scultura, Pomodoro ha trasformato la materia in un universo di forme, segni e misteri. Dagli ori e dagli argenti delle prime creazioni al bronzo delle sue celebri sfere monumentali, la sua arte ha saputo coniugare rigore geometrico e inquietudine interiore, svelando ciò che si cela oltre la superficie. A Milano, sua città d’adozione, le sue opere hanno conquistato piazze e musei, fino ad arrivare a luoghi simbolo in tutto il mondo, lasciando un’impronta potente e senza tempo. Questo immenso artista ci ha lasciato con grande rammarico proprio l’anno scorso, nel 2025.
Gallerie d’Italia decide di ospitare in suo onore una mostra composta da quarantacinque opere, provenienti dalle collezioni della Fondazione Arnaldo Pomodoro e di Intesa San Paolo – in particolare dalla Collezione Luigi e Peppino Agrati, parte del patrimonio artistico della Banca. Nasce così “ARNALDO POMODORO. UNA VITA”, presente dal 29 maggio al 18 ottobre 2026 presso le Gallerie d’Italia di Milano.
La mostra si apre – o forse si conclude, a seconda della prospettiva da cui la si osserva – con la grande piattaforma che occupa il Salone Scala, sulla quale si dispiega un insieme di sculture in fiberglass bianco. È una sorta di ouverture visiva, ma anche un contrappunto all’intero percorso espositivo: una soglia sospesa in cui la materia sembra spogliarsi di ogni connotazione temporale per rivelare l’essenza più pura della forma.
Il percorso prende avvio dai bassorilievi realizzati tra il 1954 e il 1960, testimonianza di una ricerca ancora agli esordi, nella quale il segno incide la materia e ne porta alla luce le tensioni più segrete.
Un passaggio cruciale avviene nel 1961 con La ruota, opera nata, secondo il racconto dell’artista, dalla suggestione di un calendario azteco visto durante un viaggio in Messico. Le esperienze nell’Arte Nucleare e nello Spazialismo, insieme alla scoperta delle opere di Brancusi al MoMA di New York, contribuiscono a orientare la sua ricerca verso forme geometriche essenziali, destinate a diventare il tratto distintivo della sua poetica. Cilindri, cubi e sfere, levigati e riflettenti, diventano così superfici da incidere e squarciare, rivelando un universo interiore fatto di segni, ingranaggi e misteriose energie vitali. Ogni forma custodisce un significato: il cilindro richiama la ruota del progresso e la colonna del potere, il cubo evoca ordine e stabilità, mentre la sfera apre a una dimensione cosmica e simbolica, tra la Terra e il ventre materno. Questa stagione consacra rapidamente Pomodoro sulla scena internazionale, conquistando critica e collezionisti e portando le sue opere nelle raccolte di prestigiose istituzioni.
Le opere degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, tra cui le Cronache e i Papiri, aprono invece una riflessione sulla memoria e sulle sue stratificazioni, evocando un tempo che non è semplice successione, ma materia viva da interrogare e ricomporre. Con il grande Continuum, in dialogo con tre Colonne e uno Scudo, lo sguardo si sposta infine verso le ricerche degli anni Duemila, quando la scultura amplia la propria presenza fino a coinvolgere lo spazio circostante.
A completare questo viaggio nella poetica dell’artista è l’ultimo ambiente affacciato sul Salone Scala, dedicato ai materiali provenienti dall’Archivio di Arnaldo Pomodoro. Organizzati e messi in scena attraverso quattro grandi cassettiere, i documenti e le testimonianze sono articolati attorno a quattro nuclei tematici – I materiali, Le forme, I tempi e Gli spazi – che diventano altrettante chiavi di lettura dell’opera. Non un semplice apparato documentario, ma un invito a esplorare dall’interno il processo creativo, a seguire le tracce di un pensiero in continua trasformazione e a scoprire i legami sottili che uniscono intuizione, progetto e realizzazione.
Lasciato il Salone Scala, la mostra si apre al confronto con la storia dell’arte e con i protagonisti del Novecento. In Sala Manzoni, all’interno del Cantiere del ’900, Pomodoro dialoga con i suoi contemporanei – maestri, amici e compagni di ricerca, come Lucio Fontana e – attraverso tre opere degli anni Sessanta, La vera perla dei lucidi, Radar n. 1 e Il grande ascolto, legate ai temi della tecnologia e della comunicazione. È un confronto che restituisce la vitalità di una stagione artistica attraversata dalla fiducia nella sperimentazione e dal desiderio di tradurre le trasformazioni del mondo in nuove forme espressive.
Da qui, tre Colonne del 2010 accompagnano il visitatore attraverso le sale Brentani, tra le collezioni ottocentesche, in un dialogo inatteso tra epoche e linguaggi. Il percorso prosegue nel Chiostro ottagonale, dove il bronzo del Disco in forma di rosa del deserto n. 1 (1993-1994) evoca una materia insieme organica e misteriosa, e raggiunge il Giardino di Alessandro, dove è collocata la Sfera grande (1966-1967), versione in fiberglass della prima sfera monumentale di Pomodoro, appartenente alla Collezione Agrati. Qui la ricerca dell’artista incontra la luce naturale e il paesaggio: per Pomodoro, infatti, la scultura raggiunge la propria dimensione autentica quando esce dai confini dell’esposizione e si misura con la vita, con il mutare della luce, con il movimento delle ombre, con la presenza delle persone.
La poetica di Arnaldo Pomodoro ci consegna, oggi più che mai, una domanda che attraversa il tempo: che cosa significa davvero guardare, comprendere, abitare lo spazio? Le geometrie si incrinano, i volumi si aprono, l’ordine rivela le proprie contraddizioni: è nella tensione tra ciò che appare e ciò che resta nascosto che Pomodoro trova la sua voce più attuale. Le sue sfere non ci mostrano soltanto la complessità del mondo, ma ci ricordano che, per comprenderlo, dobbiamo avere il coraggio di guardare dentro le sue fratture ed è proprio qui, in questa incessante ricerca di senso oltre la superficie delle cose, che l’arte di Pomodoro continua a parlarci con una forza profondamente contemporanea.
di Alessia Folli
Foto di Alessia Folli e video libero da copyright
https://www.youtube.com/watch?v=G7lbe3CJ1UQ
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