Benin, il male d’Africa esiste

30 September 2026

Quest’anno l’inizio della scuola ha per me e mia zia Marzia un altro significato, il pensiero corre in altre scuole, ad altri bambini e tutt'altra atmosfera...subito cibalza alla memoria il nostro recente viaggio umanitario in Benin, mirato a portare materiale didattico perconsentire il ritorno sui banchi di scuola di tanti bimbi beninesi.

INIZIA LA SCUOLA

Anche là al mattino, di buon'ora, i sentieri sterrati e le dissestate piste in terra rossa che sbucano da frasche fitte e incolte sono una processione di bimbi che si recano a scuola, destreggiandosi nel caos delle moto che sono il mezzo prevalente di trasporto promiscuo di persone,animali e oggetti. Spesso i bambini devono percorrere diversi chilometri a piedi per raggiungere le sedi scolastiche, talvolta guadare corsi d'acqua, partendo oredi anticipo rispetto all'inizio delle lezioni e i maggiori portano in braccio o sulla schiena i fratellini più piccoli.Oltre, quindi, alle difficoltà dello studio, questi diligenti scolari sono gravati dalle difficoltà logistiche, ma ciononostante per loro la scuola è un premio e rappresenta l'unico mezzo di riscatto da una povertà assoluta. Pur essendo la scuola obbligatoria come da noi, non frequentarla è una vera necessità perché per una famiglia che ha mediamente 6/7/8 bambini è troppo oneroso pagare le rette e acquistare il kit scolastico per tutti; un grande incoraggiamento quindi viene dedicato ai genitori che hanno deciso di intraprendere questo difficile percorso, andando contro le necessità primarie alle quali devono fare fronte; questo perché se i bimbi vanno a scuola vengono meno alla famiglia preziose forze lavoro e quindi si assottigliano i già scarsi mezzi di sostentamento.

BAMBINI AL LAVORO

Per quei fortunati bambini la scuola è una valida alternativa a intere giornate spese a spaccarsi la schiena sotto carichi più pesanti di loro o chini dall'alba altramonto a lavorare una terra che raramente è di proprietà della famiglia, bensì prerogativa di pochi imprenditori che si arricchiscono col loro sfruttamento per una manciata di riso da dividere la sera coi numerosi fratellini. Studiare significa invece riscattarsi dall'ignoranza, imparare una professione, assicurarsi un futuro migliore. I più diligenti proseguono gli studi approfondendo le materie scientifiche o finanziarie in base alla predisposizione, mentre gli altri vengono istruiti, supportati e indirizzati nell'avvio di attività in proprio come laboratori sartoriali, centri estetici, barberie e parrucchieri o l'equivalente dei nostri street food. Il governo insieme a numerosi enti benefattori incentivano la scolarizzazione offrendo di accollarsi le rette, la fornitura del materiale scolastico e pasti in cambio di un'assidua e proficua frequenza delle lezioni. Gli edifici scolastici sono fatiscenti, baracche in legno con tetti pericolanti, che durante la stagione delle piogge spesso e volentieri si allagano rendendo le condizioni di studio ancora più precarie. In ogni classe ci sono dai 40 ai 60 ragazzi divisi non per età ma per livello di preparazione, i banchi sono tavoli di legno che fanno un unico blocco con le relative panche attaccate e ad ogni banco si ammassano quanti più bambini possibili... ero abituata a classi di massimo 25 bambini!

Le lezioni sono suddivise in varie materie, trattate da un unico insegnante, non su libri di testo ma su lavagne a muro, poste alle pareti (le loro LIM)..anche il "registro elettronico" è a muro, in un riquadro della lavagna è riepilogato il programma della giornata, diviso per ore e materie, segnati gli assenti e i presenti. Con nostro grande stupore, a dispetto dell'apparenza un po' spartana, le lezioni sono molto impegnative rispetto all'età dei bambini. Gli insegnanti sono molto severi e i bimbi estremamente rispettosi ed educati, anche perché non manca su nessuna cattedra, in bella mostra a fare da deterrente per i più discoli, una nodosa bacchetta in legno che in più di un'occasione abbiamo visto utilizzare per indurre il malcapitato di turno a ravvedersi del proprio errore....

LE LEZIONI

In questo contesto è stata una gioia infinita assistere allereazioni dei bambini quando consegnavamo loro zaini,quaderni, astucci corredati di tutto l'occorrente(generosamente offerti da molti dei nostri amici econoscenti che ringraziamo pubblicamente)? abbiamo visto bimbi illuminarsi di felicità o addirittura piangere di commozione, come piccoli ometti e donnine inorgoglirsi di aver meritato per la loro buona condotta ed il buon rendimento scolastico; per tutto quel bendidio! Ancor più bello però è stato deliziarli con la merenda a pane e nutella che non vedono nemmeno in  televisione perché le loro abitazioni - prive di elettricità - non ne sono dotate; distribuire loro caramelle e giocattoli e vederli per un momento essere i bambini spensierati. Ogni giorno al momento di salutarli ci chiedevano di fare la promessa di tornare, la voglia di giocare e ridere allegri fa parte di ogni bimbo. E così risalivo in macchina e mi consolavo parlando con il mio autista, un ragazzo straordinario del luogo che cercava di sollevarmi un po' il morale, perché io lo vedevo molto bene che non era mai abbastanza quello che facevamo.  Ma che per loro era comunque salvare la vita di qualcuno, partendo dall’essenziale. Ho visto occhi di bambini che mi hanno fatta piangere di commozione nel silenzio della mia camera la sera; occhi di bambini come i nostri, con lo stesso affetto e lo stesso sorriso, felici di ricevere una caramella o un abbraccio sincero, ma solamente più sfortunati.

di Sara De Rosa

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