Giovanni Curatola, il valore del perché

30 June 2026

Per il giornalista Giovanni Curatola, la storia non è mai stata soltanto una materia scolastica, ma una lente attraverso cui leggere il presente, un modo per comprendere il mondo e le persone.

«Ho sempre avuto un amore per la storia, ancora prima dei tempi di scuola. Spazio e tempo sono stati i miei primi punti cardine. Fin da piccolo ho avuto il sospetto che la storia venisse catalogata come buoni da un lato e cattivi dall’altro. Questo mi ha spinto ad approfondire e arricchirmi personalmente.»

Una curiosità che negli anni si è trasformata in un modo di vivere la storia, fatto di studio, ricerca e persino di viaggio. Da oltre vent'anni con un amico di vecchia data condivide una tradizione particolare: esplorare l'Europa in bicicletta seguendo itinerari costruiti intorno ai grandi eventi storici.

«Secondo me la storia si coniuga bene con la bici, perché la bicicletta – rispetto alla macchina o ad altri mezzi più veloci – consente con la sua lentezza di andare ad assaporare i luoghi vicini. Si può programmare un itinerario, che magari lega due momenti diversi, per esempio si può unire l'Ungheria, dove è stata fatta la prima breccia nella Cortina di Ferro, ad Austerlitz, dove c’è stato il più grande exploit militare di Napoleone


Per Curatola la storia non è fatta soltanto di date e battaglie, è soprattutto storia delle persone, delle loro emozioni e della cultura che lasciano in eredità. Per questo dedica particolare attenzione alla musica e ai canti popolari, in “Ritmi Littori. Rivisitazione del fenomeno fascismo attraverso la sua produzione canora”.

«Tutti i movimenti che hanno riguardato masse di uomini portano con sé momenti belli, brutti, speranze, aspettative, delusioni. La gente, soprattutto sotto le dittature, viene martellata dalle canzoni che vengono dall’alto, quelle imposte dal regime, pubblicizzate e propagandate, ma nel frattempo in perfetta autonomia fa sorgere dei canti che arricchiscono l’innodia, che può essere fascista, comunista, eccetera». Una produzione spontenea che supera le ideologie. «Io dico sempre che la musica, così come l’architettura, sì nascono in un determinato periodo, ma poi, quando quei periodi finiscono, scrostando la patina nera o rossa, alla fine rimangono un patrimonio culturale e artistico.»

Lo stesso desiderio di preservare questo patrimonio, custodendone la memoria, è al centro della sua pubblicazione più personale: “Lo Chiamavo Vavà. Ricordi privati, di guerra e di navigazione di un testimone del ‘900: dal Titanic a Totò Schillaci”.

«Non è un libro autobiografico, ma è un libro prettamente personale. Io da piccolo sono stato molto legato a un mio prozio, che adesso non c’è più, a cui chiedevo il perché di certi eventi storici che studiavo a scuola. Lui, essendo nato nel 1092 e morto nel ‘90, ha vissuto un secolo – infatti nella copertina ho scritto “dal Titanic a Totò Schillaci" –. Ovviamente dal suo punto di vista, che io in larga parte continuo a condividere e in altre parti no, ho raccontato la sua storia personale, con l’obiettivo di evocare gli avvenimenti che caratterizzavano l’Italia in quel periodo. Lui era un navigante e telegrafista, oltre che appassionato di calcio come me. Tuttavia i ricordi si affievoliscono e lui è morto da tempo. Non avrebbe mai voluto un libro del genere, ma io ho disobbedito come debito di riconoscenza e ho messo la sua storia nero su bianco per evitare che anche io andando avanti dimenticassi molte cose.»


Appassionato di storia, ma anche di calcio, perché spesso la storia di un popolo si racconta anche attraverso i successi sportivi. Curatola documenta uno dei momenti più importanti della sua città con una raccolta di 150 fotografie all’interno del libro: “E per tetto un cielo di stelle rosanero”.

«Nel 2004 il Palermo è entrato in serie A, di per sé non è una notizia eclatante, invece in quel momento lo fu, perché il Palermo mancava da tantissimi anni dalla massima serie e più che un evento calcistico fu un evento sociale. È stato vissuto da tifosi e non tifosi palermitani come un momento di riscatto sociale: arrivare a giocare con la Juventus era un termine di paragone per dire “contiamo come Torino, come città”. Attraverso il calcio un popolo si è risvegliato e quella febbre che ci fu attorno a quella promozione fece sì che tutta la città venne imbandierata di rosanero, dagli edifici alle pensiline degli autobus, agli autobus stessi, i porticati. Un delirio collettivo, anche bello graficamente. Io ne ho approfittato per fare questo libro, con un mio amico giornalista, Benvenuto Caminiti, soffermandomi sull’effetto sociale, sulla ricaduta che un evento calcistico può avere sulla popolazione, tifosa e non tifosa.»


Di fronte a un'epoca dominata dalla velocità e dalla tecnologia, Curatola vede un rischio crescente: quello di perdere il legame con il passato.

«Paradossalmente oggi, essendoci svariati mezzi tecnologici, che prima non c’erano, acquisisce ancora più valore la foto d’epoca. Noto che ci si tende a concentrare solo sul presente, di quello che è stato prima interessa sempre meno, il passato invece è fondamentale, in quanto ci aiuta a capire perché siamo qui. Noi diamo per scontate gran parte delle cose che abbiamo – il computer, la tecnologia, il sistema democratico in cui viviamo – però è tutto frutto di un processo storico, che è importante». Infine, conclude con un barlume di speranza: «Il mio augurio è che la gente si incuriosisca del perché».

Ed è proprio questa la lezione che emerge dalle sue parole: la storia non è un archivio polveroso da consultare solo nelle ricorrenze, ma uno strumento per comprendere il presente e costruire il futuro. Ricordare significa conservare le esperienze di chi ci ha preceduto, evitare che i successi e gli errori cadano nell'oblio e riconoscere il valore delle vicende che hanno plasmato la nostra società. La memoria, individuale e collettiva, non serve a vivere nel passato, ma a vivere meglio il presente, perché solo conoscendo il cammino che ci ha portati fin qui possiamo capire davvero chi siamo e immaginare con
maggiore consapevolezza dove vogliamo andare. Come auspica lo stesso Curatola, l'importante è continuare a interrogarsi sul perché delle cose: è da quella curiosità che nasce ogni autentica conoscenza.

GIOVANNI CURATOLA: Gio-Storia - YouTube 

di Alessia Folli

Foto e video liberi da copyright

Intervista a Giovanni Curatola 

© RIPRODUZIONE RISERVATA copyright www.ilgiornaledelricordo.it 

News » INTERVISTE - Sede: Nazionale | Tuesday 30 June 2026