Nico Sordelli, dubbi e cuore che ci crede
24 September 2026
Tra amori estivi, verità taciute e sogni che non conoscono resa, il cantautore milanese racconta “Dubbi”, il nuovo singolo che trasforma le incertezze del cuore in una melodia luminosa. E ci ricorda che, a volte, le storie più belle sono quelle che non abbiamo ancora imparato a vivere.
Ci sono numeri che sembrano capitare per caso. E poi ci sono numeri che custodiscono una storia, un ricordo, un pezzo di vita che aspetta soltanto di essere trasformato in musica. Per Nico Sordelli, quel numero è 53.
Prima ancora di chiamarsi Dubbi, il suo nuovo singolo si chiamava proprio così: 53. Un titolo enigmatico, apparentemente lontano da una canzone estiva che profuma di rosé, notti calde e amori destinati a consumarsi troppo in fretta. Eppure, dietro quei due numeri, si nasconde qualcosa di profondamente personale: l'età che sua madre compie nel 2026. E quel 66 che attraversa il testo? È l'età di suo padre. La musica, insomma, non è mai soltanto musica. A volte è un modo per dire ti voglio bene senza pronunciare quelle parole. Altre, per raccontare una ferita senza mostrarla direttamente. E qualche volta è il tentativo, dolcissimo e imperfetto, di mettere ordine in quel caos meraviglioso che chiamiamo vita. Classe 2004, milanese, cantautore e polistrumentista, Nico Sordelli inaugura con Dubbi un nuovo capitolo del proprio percorso artistico. Un brano dal sound fresco e contemporaneo, attraversato da una cassa che invita a muoversi, mentre il testo racconta una delle contraddizioni più universali dell'amore: quando due persone stanno bene insieme, ma soltanto una delle due vorrebbe trasformare quel momento in qualcosa di più. È una canzone che sorride mentre racconta una piccola malinconia. Che invita a ballare, pur sapendo che certe notti, quando finiscono, lasciano un silenzio difficile da ignorare. E Nico, parlando con una sincerità che sorprende e conquista, ci accompagna proprio lì: nel punto esatto in cui il cuore vorrebbe correre e la ragione, invece, comincia a fare domande.
Cinquantatré dubbi, una storia di famiglia
«53 metricamente parlando si sposa perfettamente. È un numero che tiene il ritmo, ma ha anche un significato personale».
Nico sorride quando racconta la genesi del titolo. Quello che poteva sembrare un semplice gioco musicale diventa una piccola dichiarazione d'affetto, un dettaglio intimo nascosto tra le pieghe di una canzone pop. E forse è proprio questa la prima chiave per entrare nel suo universo: dietro la leggerezza c'è sempre qualcosa di più.
Anche la scelta di raccontare una storia sentimentale con un arrangiamento luminoso nasce da un'esperienza precisa. Per quattro anni, durante l'adolescenza, Nico ha lavorato come animatore nei villaggi turistici. Mentre tanti suoi coetanei vivevano le estati tra amici e spensieratezza, lui trascorreva giornate lunghissime a contatto con persone sempre diverse. E, puntualmente, arrivava qualcuno capace di fargli perdere la testa.
«Era molto facile per me innamorarmi ogni settimana», racconta.
Una ragazza arrivava da Roma, un'altra da Napoli, un'altra ancora da chissà dove. Nascevano complicità improvvise, attrazioni intensissime, notti che sembravano promettere molto più di quanto il giorno successivo avrebbe mantenuto. Poi, però, arrivava la partenza. E qualcuno restava con il cuore un po' più pieno e un po' più vuoto.
È da questa consapevolezza che nasce Dubbi: dal ricordo di quelle storie brevi, vissute intensamente, nelle quali il sentimento non sempre trova il tempo o lo spazio per diventare qualcosa di duraturo.
«Mi sono sempre detto: comunque è estate, la gente non vuole piangere, vuole ridere».
Ecco allora il segreto del brano: non negare la malinconia, ma darle una forma più leggera. Non cancellare ciò che ha fatto male, ma raccontarlo con un sorriso, come si fa con quelle esperienze che, col tempo, smettono di essere soltanto ferite e diventano parte di noi.
Quando il cuore vuole restare e l'altro vuole soltanto partire
C'è una domanda che attraversa Dubbi e che, prima o poi, tutti abbiamo incontrato sulla nostra strada: fa più male non essere ricambiati o scoprire che qualcuno prova qualcosa per noi, ma non abbastanza da desiderare la stessa cosa? Nico non esita.
Per lui, il dolore più difficile da accettare è quello di un sentimento che non trova corrispondenza. Quando invece esistono amore e complicità, ma a dividerli sono circostanze concrete, come la distanza, entra in gioco una forma diversa di sofferenza. Le sue ultime due relazioni importanti, racconta, sono state a distanza: una in Sardegna, l'altra a Roma. E in questa risposta c'è un Nico che non si nasconde dietro la figura del cantautore romantico, ma prova a guardare le relazioni anche con gli occhi dell'altra persona.
Amare, per lui, significa comprendere che non tutti hanno le stesse possibilità, gli stessi tempi, la stessa disponibilità a fare un passo.
Una relazione a distanza non è soltanto una questione di sentimenti. È organizzazione, tempo, denaro, sacrifici. È voler vedere qualcuno e dover fare i conti con centinaia di chilometri.
Ma quando il sentimento non è ricambiato, la musica cambia. Perché allora, inevitabilmente, arrivano le domande rivolte a se stessi. Quelle che non hanno risposte immediate e che rischiano di trasformare un rifiuto in un processo alla propria identità.
E forse è proprio questo il territorio emotivo in cui Dubbi trova la sua verità: non tanto nel chiedersi perché una storia finisca, quanto nel tentativo di capire che cosa resta di noi quando non va come speravamo.
«Io te l'avevo detto». Ma chi l'avrebbe detto che sarebbe stato vero?
Tra i versi del singolo ce n'è uno che sembra racchiudere un'intera stagione sentimentale:
«Io te l'avevo detto che sarebbe stato breve, ma chi l'avrebbe detto che sarebbe stato vero...»
Una frase che ha il sapore di una resa, ma anche quello di una consapevolezza arrivata troppo tardi. Nico conosce bene quelle storie nate con una scadenza già scritta. Nei villaggi turistici, racconta, capitava di mettere in guardia l'altra persona: quattro giorni non bastano per costruire una relazione destinata a durare, soprattutto quando uno dei due sta per tornare a casa. Eppure, a volte, il cuore decide di non ascoltare. Si promette che ci saranno altre occasioni, che si troverà un modo, che quella storia potrà essere diversa da tutte le altre. Finché arriva il momento in cui la previsione si avvera.
Ma Nico non racconta queste situazioni con il cinismo di chi pensa di aver sempre ragione. Anzi, riconosce quanto possa essere doloroso per l'altra persona scoprire che quel sogno, così intensamente desiderato, non era destinato a diventare realtà. E poi c'è un dettaglio irresistibilmente umano, che rende tutto ancora più vero.
«Io non sono e non sarò mai un playboy».
Il fascino dell'animatore, ammette ridendo, è qualcosa che sfugge persino alla comprensione umana. Lui stesso, durante un'estate, si è ritrovato completamente innamorato di una ragazza con cui aveva parlato pochissimo.
Forse è questa una delle verità più belle dell'amore: non sempre sappiamo spiegare perché qualcuno ci faccia battere il cuore. A volte, semplicemente, succede.
La sfida più grande? Non confondere l'amore con la conquista
C'è un passaggio dell'intervista in cui la leggerezza lascia spazio a una riflessione più profonda. Quando gli chiedo quanto ci sia di amore e quanto, invece, di desiderio di convincere l'altra persona a cambiare idea, Nico si ferma a ragionare. La sua risposta è sorprendentemente onesta: forse cinquanta e cinquanta. Perché il sentimento può nascere in modo autentico, ma quando dall'altra parte arriva un rifiuto poco convinto, può insinuarsi la tentazione di pensare che basti superare una paura, eliminare un ostacolo, dimostrare qualcosa in più per cambiare il finale.
«Secondo me posso farti cambiare idea».
È una frase che conosciamo bene, anche quando non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciarla. E Nico non si sottrae al racconto personale: la sua ultima relazione, conclusasi nell'ottobre 2025, potrebbe essere nata anche da questa dinamica. Da un interesse reciproco, ma accompagnato dalla convinzione che non fosse possibile stare insieme.
Poi, però, arriva il presente. E qui il cantautore si racconta con una sincerità che merita di essere ascoltata senza sovrastrutture. Se il Nico che sale sul palco inviterebbe tutti a credere nell'amore, anche quando sembra impossibile, il ragazzo che scende da quel palco oggi sente soprattutto il bisogno di non legarsi.
Non per mancanza di sentimento, ma per rispetto. Ha la testa piena di musica, di progetti, di un percorso che sta costruendo con dedizione. E sa che una relazione richiede tempo, presenza, attenzioni. Se non può offrire tutto questo, preferisce non creare aspettative. È una posizione che racconta una forma di consapevolezza importante: non basta desiderare qualcuno per essere pronti a costruire qualcosa insieme. E, qualche volta, la forma più sincera di affetto consiste proprio nel non promettere ciò che non si è in grado di mantenere.
Le emozioni che non riesce a dire, ma che sa cantare
Se c'è un luogo in cui Nico sembra sentirsi davvero libero, quello è la musica. La sua storia con gli strumenti comincia presto: il pianoforte a sette anni, poi la chitarra durante le scuole medie, quindi il basso e la batteria. Non per un'ambizione di perfezione, ma per una ragione molto più semplice: divertirsi.
«Se uno strumento è così divertente, immagina suonarne quattro».
È una frase che racconta bene il suo approccio alla musica: la curiosità di mettersi in gioco, la soddisfazione di imparare qualcosa che inizialmente sembra impossibile, il piacere di scoprire nuove possibilità. Ma dietro questa voglia di sperimentare c'è anche una necessità più intima.
«Io non sono bravo a dirti sono triste, sono arrabbiato, sono felice, sono innamorato».
Nico ammette di aver sempre fatto fatica a gestire le proprie emozioni, di averle spesso represse. La musica, invece, gli permette di raccontarle senza doverle spiegare. Non è soltanto ciò che canta a rivelare il suo stato d'animo, ma il modo in cui lo canta: il timbro, l'intensità della voce, il suono che accompagna le parole.
Una canzone può sembrare triste ed essere nata dalla rabbia. Un brano rock può custodire un sentimento d'amore. È in questa libertà espressiva che Nico trova una voce autentica, capace di dire ciò che nella vita quotidiana, forse, rimarrebbe sospeso. E allora Dubbi non è soltanto una canzone sulle relazioni. È anche un modo per comunicare emozioni che, altrimenti, rischierebbero di restare imprigionate.
Il ragazzo dietro il palco: timido, riservato e innamorato delle sfide
C'è un'immagine pubblica che spesso accompagna chi fa musica: quella dell'artista sicuro di sé, capace di dominare il palco e attirare l'attenzione. Nico, invece, ci tiene a fare una distinzione.
«Io sul palco sono molto bravo a farti credere che ho tutto sotto controllo».
La realtà, racconta, è ben diversa. Anche quando sale davanti al pubblico, l'insicurezza non scompare magicamente. Ci sono serate in cui teme che qualcosa non funzioni, momenti in cui non sa quale sarà la reazione di chi lo ascolta.
Fuori dal palco, poi, si definisce timido, riservato, persino impacciato. Preferisce circondarsi di poche persone fidate, quelle con cui può parlare davvero, piuttosto che avere una moltitudine di rapporti superficiali. E questa riservatezza si riflette anche nel modo in cui vive le relazioni.
Nico ama le sfide, il flirt, la complicità con una persona capace di tenergli testa. Cerca qualcuno che sappia provocarlo, stimolarlo, confrontarsi senza trasformare ogni divergenza in uno scontro. La sincerità, però, resta imprescindibile. Le bugie, dice, lo allontanano immediatamente. E c'è un'altra cosa che desidera proteggere: la propria dimensione privata. Gli occhi addosso, spiega, gli piacciono sul palco. Nella vita quotidiana, invece, preferisce restare lontano dai riflettori. Forse è anche per questo che la musica diventa un luogo così importante: gli permette di mostrarsi senza sentirsi costretto a esibire ogni parte di sé.
Una strada finalmente imboccata, ma ancora tutta da percorrere
A 22 anni, Nico non ha la presunzione di sentirsi arrivato, ma sa di aver finalmente individuato una direzione. Dopo aver sperimentato, cercato, cambiato prospettiva, oggi sente di avere le idee molto più chiare rispetto al passato.
Il suo percorso artistico guarda a influenze diverse, dal pop-rock italiano di Nek a Ed Sheeran, Maroon 5, Shawn Mendes e Big Time Rush. Ed è proprio da questi ultimi che vorrebbe rubare una qualità: la dedizione.
La storia dei Big Time Rush, nati da un programma televisivo e capaci di trasformare un progetto inizialmente legato al sogno di un amico in una carriera musicale internazionale, lo colpisce particolarmente. Per Nico, il loro percorso dimostra che si può continuare a inseguire un obiettivo anche quando tutto sembra andare storto. È una convinzione che si riflette anche nel modo in cui guarda al proprio futuro: con ambizione, ma senza dimenticare il valore del lavoro e delle persone che lo accompagnano. Perché, come sottolinea, non lavora da solo. Dietro la sua musica c'è un team con cui condivide responsabilità, scelte e prospettive.
Eppure, nonostante le idee più chiare, resta una cosa che non vuole perdere: la capacità di emozionarsi.
Santa Monica, un rosé e una storia che potrebbe durare una notte
Se Dubbi fosse un appuntamento, dove si incontrerebbero i suoi protagonisti? La risposta arriva dopo un sorriso e un riferimento al suo recente viaggio di dodici giorni lungo la West Coast americana. Nico immagina il molo di Santa Monica. Un luogo bellissimo, pieno di distrazioni, dove forse è proprio difficile concentrarsi su una cosa sola. E viene quasi naturale immaginare i due protagonisti della canzone lì, tra le luci, il rumore dell'oceano e la promessa di una notte che potrebbe non avere un domani.
Ma se dovesse scegliere tra una storia breve e intensissima e una relazione lunga, costellata di domande sul futuro, Nico non ha dubbi: almeno per ora, sceglierebbe la prima. Non perché non creda nella possibilità di un amore duraturo, ma perché conosce bene il valore di quella scintilla iniziale. Quei tre o quattro mesi in cui tutto sembra possibile, in cui ogni incontro ha il sapore di una scoperta, in cui l'emozione è così forte da lasciare un segno anche quando la storia finisce.
«Se la persona a fianco a te è quella giusta, allora te la porti dietro per tutta la vita».
E forse è proprio questo il senso più profondo di Dubbi: non tutte le storie devono durare per essere importanti. Alcune arrivano per insegnarci qualcosa, altre per ricordarci che siamo ancora capaci di sentire. E altre ancora, chissà, per prepararci a quella che non abbiamo ancora incontrato.
53 dubbi o una certezza?
Verso la fine dell'intervista, gli chiedo di immaginarsi tra dieci anni, mentre riascolta Dubbi. Che cosa lo farà sorridere di quel ragazzo di 22 anni che oggi sta ancora cercando di capire quale direzione prendere?
La risposta arriva con una sicurezza che contrasta dolcemente con tutte le incertezze raccontate fino a quel momento. Nico immagina che, anche tra dieci anni, potrebbe trovarsi ancora nella stessa situazione: conoscere una ragazza, perdere la testa, desiderare qualcosa di serio e ritrovarsi a fare i conti con i soliti dubbi.
E forse sorriderà proprio di questo: del fatto che, nonostante il tempo, certe emozioni continueranno a sorprenderlo come se fosse la prima volta.
Poi arriva la domanda finale: 53 dubbi o una certezza? «Una certezza». E quella certezza è una promessa ai suoi ascoltatori.
Nico vuole fare rumore. Vuole continuare a scrivere, a suonare, a farsi conoscere. Vuole che, tra dieci anni, chi oggi lo ascolta possa ritrovarlo ancora lì, con nuove canzoni e nuove storie da raccontare. Non sappiamo dove lo porterà la musica. Non sappiamo quante volte ancora si innamorerà, quante canzoni nasceranno da una delusione o quante certezze cambieranno forma. Ma c'è qualcosa che, dopo questa conversazione, appare limpido: Nico Sordelli non vuole smettere di cercare. E forse è proprio questo il dettaglio più emozionante di Dubbi.
In un tempo in cui sembra che tutti debbano avere una risposta immediata, lui si concede il lusso di non sapere ancora tutto. Di sbagliare, di innamorarsi, di cambiare idea. Di vivere le proprie emozioni senza pretendere di averle già comprese. Perché il cuore, in fondo, non è un'equazione da risolvere. È una canzone che continua a suonare, anche quando non conosciamo ancora il finale.
E se Dubbi ci lascia con una domanda, Nico ci regala anche una certezza: non bisogna avere tutte le risposte per continuare a credere in ciò che ci fa battere il cuore.
di Giorgia Pellegrini
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