Papa Leone XIV, le radici dell’umanità
01 November 2026
2 novembre. Il passato non è dietro di noi, quando i morti camminano con i vivi
Nell’opera “Papa Leone XIV e le radici del tempo”Francesco Guadagnuolo trasforma lo schermo contemporaneo in un luogo di memoria, dove spiritualità, tecnologia e storia s’incontrano nell’era digitale
Ci sono giorni in cui il tempo sembra fermarsi. Il 2 novembre è uno di questi. Le città rallentano il proprio respiro, i cimiteri tornano a popolarsi di volti e di fiori, la memoria riapre stanze che durante l’anno rimangono chiuse. È il giorno dedicato ai defunti, ma è anche il giorno in cui l'uomo misura la profondità delle proprie radici.
Da questa riflessione nasce “2 Novembre. Papa Leone XIV e le radici del tempo”, la nuova opera grafica di Francesco Guadagnuolo.L'immagine possiede la forza delle apparizioni. All'interno di uno schermo televisivo avanza Papa Leone XIV. Di fronte a lui si dispiega il fitto intreccio delle radici di un ulivo millenario. Sopra la scena domina un grande sole rosso, sospeso tra cielo e terra come una presenza arcaica.
L’opera colpisce immediatamente per la sua essenzialità, pochi elementi, nessun dettaglio superfluo. Eppure ogni segno sembra alludere a qualcosa che supera la semplice rappresentazione.
Papa Leone XIV non viene raffigurato come una figura liturgica o istituzionale, è un viandante, un uomo in cammino.
Le radici non appartengono soltanto all’ulivo. Diventano la trama nascosta della memoria umana. Sono le generazioni che ci hanno preceduto, gli affetti perduti, le storie che continuano a sostenerci anche quando non ne percepiamo più la presenza.
La vera novità dell’opera, tuttavia, emerge da un elemento che rischia di passare inosservato: lo schermo.
L’intera visione si svolge, infatti, all’interno di una cornice televisiva.Non è una scelta secondaria. Negli anni ’60 Mario Schifano comprese prima di molti altri che la televisione stava modificando il modo di percepire il mondo. Nei suoi celebri “Paesaggi TV”, lo schermo diventava il nuovo orizzonte dell’uomo contemporaneo, il luogo dal quale la realtà entrava nelle case e si trasformava in esperienza collettiva.
Era l’alba della civiltà dell'immagine. Oggi, a oltre sessant’anni di distanza, Francesco Guadagnuolo riprende quell’intuizione e la conduce oltre. Lo schermo non è più il simbolo della società televisiva. Diventa il simbolo della condizione digitale. Non viviamo più davanti a un unico apparecchio che trasmette immagini. Viviamo immersi in una rete permanente di schermi, dispositivi, flussi informativi, algoritmi e intelligenze artificiali che mediano continuamente il nostro rapporto con il mondo.
Per questo motivo lo schermo di Guadagnuolo non rappresenta semplicemente la comunicazione. Rappresenta la nuova dimensione della realtà. Al suo interno convivono ciò che normalmente appare separato: la cronaca e la memoria, l’attualità di Papa Leone XIV e l’antichità dell’ulivo, il tempo breve delle notizie e il tempo lungo delle radici.
Lo schermo non trasmette un evento, trasmette una coscienza.Diventa una soglia attraverso la quale il presente riscopre le proprie origini. In questo senso l’opera segna un passaggio significativo rispetto alla stagione aperta da Schifano. Nei lavori di Schifano lo schermo registrava la nascita di una nuova civiltà visiva. In Guadagnuolo lo schermo diventa invece il luogo dove la civiltà digitale interroga la propria memoria ed il proprio destino.
La tecnologia non cancella il passato. Lo costringe a riaffiorare.Accanto alla questione dello schermo emerge una seconda chiave interpretativa altrettanto importante: il sole rosso. La sua presenza domina la composizione senza imporre una spiegazione. Non sappiamo se stia sorgendo o tramontando. Non sappiamo se annunci un inizio o una conclusione. Ed è proprio quest’ambiguità a conferirgli forza simbolica.
Nel giorno della commemorazione dei defunti, il sole rosso sospende la distinzione tra fine e rinascita. Ciò che sembra tramontare potrebbe in realtà stare sorgendo. Ciò che appare concluso potrebbe essere il principio di un nuovo cammino. Mentre le radici evocano la continuità della memoria, il sole suggerisce la continuità del tempo.
Entrambi raccontano la stessa verità. Nulla scompare completamente.Tutto continua a trasformarsi.
È qui che l’opera raggiunge la propria dimensione più profonda.
Guadagnuolo non raffigura la morte, raffigura la permanenza. Non descrive l’assenza, rivela le forme invisibili della presenza.
Papa Leone XIV cammina accanto alle radici come l’umanità cammina accanto alla propria storia. Lo schermo digitale diventa il nuovo spazio della memoria. Il sole rosso dissolve il confine tra ciò che finisce e ciò che ricomincia.
Nel silenzio del 2 novembre, l’opera ci consegna così una riflessione che supera la ricorrenza stessa.
I nostri morti non restano dietro di noi. Come le radici dell’ulivo, continuano a sostenerci dal profondo e continuano a camminare con noi nel tempo.
di Vittorio Esperia
Foto e video liberi da copyright
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News » Il racconto della Domenica | Sunday 01 November 2026
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