Alberto Trentini, dall’arresto alla libertà

13 January 2026

Per oltre quattrocento giorni Alberto Trentini è rimasto rinchiuso in un carcere venezuelano senza accuse formali, senza un processo, per lunghi mesi senza contatti con la famiglia. La sua vicenda, conclusasi con la liberazione nel gennaio 2026, è diventata uno dei casi più emblematici di detenzione arbitraria di un cittadino europeo in America Latina, e solleva interrogativi profondi sul lavoro umanitario, sulla diplomazia e sulla tutela dei diritti fondamentali.

Chi è Alberto Trentini

Alberto Trentini è un cooperante umanitario italiano, con una lunga esperienza in contesti fragili e ad alta complessità. Da anni lavora per la ONG internazionale Humanity & Inclusion, impegnata nella protezione e nel supporto alle persone con disabilità e alle popolazioni vulnerabili colpite da crisi umanitarie.

Nel ottobre 2024 Trentini si trova in Venezuela per una missione regolarmente autorizzata. Il suo incarico riguarda progetti di assistenza nelle aree rurali del Paese, lontane dai riflettori mediatici ma segnate da povertà, isolamento e carenze strutturali. Nulla, fino a quel momento, lascia presagire ciò che sta per accadere.

L’arresto e il vuoto giuridico

Il 15 novembre 2024, durante uno spostamento interno verso Guasdualito, nel sud-ovest del Venezuela, Trentini viene fermato a un posto di blocco e arrestato dalle autorità locali. Da quel momento scompare in un sistema opaco: viene trasferito nel carcere di El Rodeo I, vicino a Caracas, una struttura di massima sicurezza.

L’elemento più grave e anomalo è che non gli viene contestato alcun capo d’accusa formale. Nessuna imputazione scritta, nessun processo, nessuna spiegazione ufficiale pubblica. Per mesi, le autorità venezuelane si limitano a riferimenti vaghi a presunti motivi di sicurezza, senza mai chiarire la posizione giuridica del cooperante italiano.

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Isolamento e silenzio

Per un lungo periodo, la famiglia e le autorità italiane non riescono ad avere notizie certe. I contatti consolari sono sporadici e tardivi. Solo dopo oltre sei mesi di detenzione, Trentini riesce a mettersi in contatto telefonicamente con i suoi familiari, confermando di essere vivo e di trovarsi in condizioni fisiche accettabili, pur provato dall’isolamento e dalla reclusione prolungata.

L’assenza di informazioni ufficiali e la durata indefinita della detenzione contribuiscono a rendere il caso sempre più delicato, sia sul piano umano sia su quello diplomatico.

La mobilitazione e il ruolo della diplomazia

Nel corso del 2025, il caso di Alberto Trentini emerge progressivamente nel dibattito pubblico italiano. La famiglia, in particolare la madre, si fa portavoce di appelli continui affinché il governo italiano intensifichi gli sforzi per ottenere la liberazione, denunciando l’ingiustizia di una detenzione senza accuse.

La Farnesina lavora attraverso canali diplomatici riservati, mantenendo una linea di dialogo prudente con Caracas. Una strategia discreta, spesso criticata per la sua lentezza, ma che nel tempo consente di mantenere aperti i canali necessari a una soluzione negoziata.

Il caso di Trentini non è isolato: negli stessi mesi, il Venezuela detiene diversi cittadini stranieri, in un contesto internazionale segnato da tensioni politiche e da tentativi di riallineamento diplomatico del governo di Nicolás Maduro.

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La liberazione

La svolta arriva nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2026. Dopo 423 giorni di detenzione, Alberto Trentini viene rilasciato e condotto presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas, insieme a un altro cittadino italiano detenuto nel Paese.

L’annuncio ufficiale arriva dal ministro degli Esteri italiano, che conferma la liberazione e ringrazia le autorità venezuelane per la collaborazione. Per la famiglia è la fine di un incubo durato più di un anno; per Trentini, l’inizio di un percorso di recupero fisico e psicologico dopo una prova durissima.

Le conseguenze e le domande aperte

La liberazione di Alberto Trentini chiude un capitolo drammatico, ma lascia molte domande senza risposta. Perché è stato arrestato? Su quali basi giuridiche è stato detenuto così a lungo? Quali garanzie esistono oggi per i cooperanti che operano in contesti politicamente instabili?

La sua storia mette in luce: la vulnerabilità degli operatori umanitari, i limiti del diritto internazionale quando si scontra con la sovranità degli Stati, e il ruolo cruciale, ma spesso invisibile, della diplomazia.

Alberto Trentini torna libero, ma il suo caso resta un monito: aiutare non dovrebbe mai diventare un rischio da pagare con la prigione e il silenzio.

di Giorgia Pellegrini

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