TikTok, il Digital Therapist degli adolescenti

30 August 2025

Scroll infiniti, like, condivisioni. Che siano utilizzati per contrastare la noia o per cercare che cosa cucinare a pranzo è certo che oggi possiamo paragonare i socisal a dei veri e propri compagni di vita. E in un'epoca in cui i tabù sui disturbi psicologici e sulla salute pisclogica sono sempre meno, è capitato a tutti almeno una volta nella vita di imbattersi sul proprio feed in contenuti riferiti proprio a questa tematica.  In particolare a partire dal 2020, anno in cui a causa del covid, queste piattaforme diventano l'unico mezzo per sentirsi meno soli, il fenomeno dell’autodiagnosi negli adolescenti è cresciuto di gran lunga.  

Ma cosa significa realmente autodiagnosi? Con questo termine s'intende il tentativo di attribuirsi autonomamente patologie psichiatriche o disturbi psicologi sulla base di informazioni trovate in internet, nelle quali il soggetto si riconosce. Il protagonista principale di questo fenomeno è TikTok che tramite video di influencer induce il pubblico a riflettere profondamente su di sè. Spesso nei commenti sotto a video in cui creator raccontano la loro esperienza in campo psicologico o psichiatrico si legge "pensavo fosse normale"  in riferimento ad alcune tendenze comportamentali. Questo mostra come l’autodiagnosi di un disturbo psicologico crei un senso di appartenenza e comunità, valori fondamentali soprattutto in età adolescenziale. 

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L’adolescenza è il periodo più emotivamente caotico della vita ed è considerato normale oscillare da uno stato d’animo all’altro in breve tempo. Il rischio principale è quello di confondere normali variazioni d’umore con patologie psichiatriche gravi, peggiorando condizioni d’ansia e preoccupazione. In questo modo si sviluppa un giudizio disfunzionale nei confronti di se stessi. La soluzione migliore infatti è consultare uno specialista che sappia sviluppare diagnosi precise, ma il costo delle sedute e la mancanza di supporto da parte dei genitori, sono spesso la ragione che porta l’adolescente a valutare come unica alternativa l’autodiagnosi. 

Uno scenario che ci porta a riflettere sulla perdita di fiducia nell’istituzione sanitaria, fatta di lunghe attese e costi esorbitanti e della forte esigenza da parte degli  adolescenti di doversi considerare “malati” per essere visti e ascoltati dagli adulti.

di Nicole Pavanello

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