Oltre 12.000 persone ieri sera a Perugia, per una serata che sapeva già di storia. Protagonista Sting, per la terza volta sul palco del Jazz Festival umbro in versione acustica. Il concerto, d'altronde, si chiamava "3.0" proprio per questa ragione. Le sue canzoni più famose sono state reinterpretate in chiave moderna, con molte variazioni ritmiche che hanno dato un’anima nuova. Sul palco, Sting compreso, soltanto tre elementi: un nuovo batterista e il suo storico chitarrista. Tre persone, zero fronzoli, tutta musica. Sting era in gran forma. Cantava e si accompagnava al basso, guidando lui stesso i cambi di tempo e le ripartenze. Da "Roxanne" a "Every Breath You Take", da "Englishman in New York" a "Message in a Bottle" fino a *Fields of Gold*: un susseguirsi di hit rivisitate, a volte rallentate, a volte più incalzanti, che il pubblico conosceva a memoria e cantava all'unisono. Niente effetti speciali, solo voce, basso, chitarra e batteria. Bastavano. Il clima era da grandi occasioni. Famiglie, ragazzi, appassionati venuti da tutta Italia. Tra un brano e l’altro, applausi lunghissimi e quella sensazione rara di stare vivendo qualcosa di unico. Più di un concerto, una festa collettiva. Sting al basso, Perugia città e più di 12.000 voci che sono diventate una sola. Fino a tardi.
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