Giovanni Schiaparelli, l'uomo che puntò a Marte
04 July 2026
Il 4 luglio 1910 si spense a Milano Giovanni Schiaparelli, uno dei più illustri astronomi e storici della scienza italiani, nonché una delle figure che hanno influenzato maggiormente l'immaginario scientifico sul pianeta Marte. Nato a Savigliano, in provincia di Cuneo, il 14 marzo 1835, Schiaparelli ha lasciato un'eredità destinata a segnare la storia dell'astronomia e ad alimentare, per decenni, il dibattito sull'eventuale esistenza di vita extraterrestre. Direttore dell'Osservatorio Astronomico di Brera, si distinse per le sue ricerche sulle stelle doppie e sull'evoluzione del Sistema Solare: tra le sue scoperte più celebri ricordiamo la dimostrazione del legame tra comete e sciami meteorici (come le Perseidi) e l'individuazione dell'asteroide 69 Hesperia.
Tuttavia, il suo nome è legato soprattutto alle osservazioni su Marte, compiute durante la grande opposizione del 1877, quando il pianeta si trovava particolarmente vicino alla Terra. Grazie a strumenti all'avanguardia per l'epoca e a un'eccezionale capacità di osservazione, Schiaparelli realizzò una delle prime mappe dettagliate della superficie marziana. Durante i suoi studi descrisse una rete di sottili linee scure che chiamò “canali”, utilizzando il termine italiano nel significato di “solchi” o “passaggi naturali”. Fu proprio la traduzione in inglese della parola “canali” con canals, termine che indica opere artificiali costruite dall'uomo, a dare origine a uno dei più grandi equivoci della storia della scienza. Molti interpretarono quelle strutture come gigantesche opere di ingegneria realizzate da un'ipotetica civiltà marziana. L'idea affascinò il pubblico e ispirò studiosi, scrittori e appassionati, contribuendo alla nascita del mito di Marte come pianeta abitato.
«Nelle belle sere dell'autunno passato una grande stella rossa fu veduta per più mesi brillare sull'orizzonte meridionale del cielo; era il pianeta Marte, che si accostava per qualche tempo alla Terra in una delle sue apparizioni, solite a ripetersi ad intervalli di 780 giorni. Nella schiera degli otto pianeti principali Marte occupa, per volume, il penultimo luogo; il solo Mercurio è più piccolo di lui. Ma in certe posizioni, in cui egli ritorna ad intervalli di sedici anni, Marte può avvicinarsi alla Terra più dell'usato, brillando più di ogni altro pianeta, Venere sola eccettuata; ed in tali contingenze tanto arde di luce rossa, da meritare il nome, che i Greci gli diedero, di Pyrois (infocato).» (incipit di La vita sul pianeta Marte di Giovanni Schiaparelli)
Le moderne missioni spaziali hanno poi dimostrato che quei canali non esistono realmente, ma erano il risultato di illusioni ottiche e dei limiti degli strumenti disponibili alla fine dell'Ottocento. Nonostante ciò, il contributo di Schiaparelli rimane fondamentale: le sue osservazioni aprirono una nuova stagione nello studio del Pianeta Rosso e stimolarono una ricerca che continua ancora oggi. A oltre un secolo dalla sua scomparsa, Giovanni Schiaparelli è ricordato come uno dei grandi protagonisti della scienza italiana. Il suo rigore, la sua curiosità e la capacità di spingersi oltre i confini della conoscenza hanno lasciato un'impronta indelebile nell'astronomia mondiale.
Il 4 luglio non ricorda soltanto la scomparsa di un grande scienziato, ma celebra anche l'eredità di un uomo che, con il suo telescopio puntato verso Marte, contribuì ad accendere una delle domande più affascinanti dell'umanità: siamo davvero soli nell'universo?
di Alessia Folli
Foto e video liberi da copyright
https://www.youtube.com/watch?v=pJl5xu8LQSA
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