"CAMPANE A MORTO" DI HELENA MALACHOVA

03 September 2017

di Helena Malachova

"Campane a morto"

Respiro, cammino.
Socchiudo gli occhi di fronte all'impeto di raggi di una stella chiamata Sole.
Le nuvolette bianche giocano sullo sfondo cilestre e mi viene un tarlo:
Sarà il coperchio di una scatola quell'azzurro macchiato?
La proiezione di un film?
Sono quinte gli alberi e i fiordalisi e il tappetino di dente di leone?
L'udito percepisce strilli gioiosi dei bambini e il fruscio delle foglie e la brevità dei grilli.
Un nastro?
Una colonna sonora antica?
Mi hanno detto che la Terra è rotonda e l'hanno pure fotografata!
Sto in bilico sul precipizio?
Quanto è forte la gravità?
Trattiene anche l'anima sotto terra?

Nelle giornate più radiose ho seppellito i miei cari, e a gennaio, quando il suolo era ghiacciato e si rifiutava di accogliere un corpo gracile.
Sognavi di morire d'estate, Bohumila, e avere un letto di margheritine e ranuncoli; quindi ti scaldai con le mie lacrime.
E tu, Palmerino, zolle d'autunno e un loculo nella parete, tu che amavi la terra; allora ti portai un mazzetto di grano.
Marie, era un sasso ogni mattina, come Sisifo lo spingevi o come una formica, perciò lo lasciasti rotolare a valle; quindi ti mandai due angeli.

Valle di lacrime e di risate che riecheggiano nel cortile.
Suonano campane a morto.

Dove vanno le anime quando finisce l'illusione, quando lo schermo si fa buio?
Di notte siete venuti e mi avete ammonito: "Non devi sapere! Non ancora." L'avete fatto con dolcezza e severità e una carezza. In quell'istante tra veglia e sonno ho visto tutti i colori e panorami, udito un coro cantare soave in una lingua futura, e non c'erano drammi e non c'era paura, e non c'era il rintocco delle campane a morto.

Helena Malachová

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA copyright www.ilgiornaledelricordo.it

News » Il racconto della Domenica - Sede: Nazionale | Sunday 03 September 2017